È di nuovo costretto a ritardare la sua apertura, per la quinta volta in 3 anni, il Museum for African Art di East Harlem, a New York.
Sta cercando ancora denaro per il suo completamento, l’equivalente di 10 milioni di dollari secondo le parole di Elsie McCabe Thompson, Presidente del museo del Queens, che ha chiuso lo spazio temporaneo dedicato all’Africa ormai da 7 anni, per concentrarsi sul nuovo sviluppo.
«Con un po’ di coscienza, abbiamo deciso di non aprire solo una porzione di edificio -ospitato in un palazzo di 19 piani firmato da Robert AM Stern- l’Africa merita il meglio che possiamo dare». Un totale di 86,3 milioni dollari, per uno spazio che comprende anche un centro di educazione, una biblioteca, un caffè e un negozio di souvenir. A giugno 2011 un rendiconto finanziario del museo ha dimostrato di aver già ricevuto qualcosa come 20 milioni di dollari dalla città. Una cifra enorme, come ha dichiarato Margarita Aguilar, Direttore del Museo del Barrio, alcuni isolati più a sud sulla Fifth Avenue. Il museo, che ha trovato casa nel complesso a partire dal 2007, tra l’altro è stato ribattezzato come struttura facente parte della One Mile Museum, che termina a Sud con il Metropolitan e che costeggia Central Park East. Ma gli affari non vanno bene, e nel complesso dove (chissà quando) aprirà il museo, dal 2010 si sono venduti 9 appartamenti e 16 sono ora in via di contrattazione. E anche se la Thompson ha detto che una volta aperto il museo dell’Africa sarà in grado di attirare oltre 250mila visitatori l’anno, più di quelli dei colleghi del Barrio ovviamente, non sono in molti a crederci. Soprattutto perché non si capisce particolarmente bene da dove arrivino questi fondi a scaglioni. Anche se Kenita Lloyd, Direttore del museo afferma «è un periodo molto difficile per il fund rasing, e siamo nel bel mezzo delle discussioni sensibili sui diritti di nomina». Insomma, nulla arriva e oltretutto il New York Times racconta che anche il signor Thompson cerca fondi. Per la sua campagna elettorale come futuro sindaco di New York, incarico per cui è in corsa.
Senza una sede permanente, i membri dello staff del museo si sono concentrati sui programmi di istruzione e formazione e hanno contribuito ad organizzare mostre itineranti. Per cui, se volete vedere cosa ha fatto il Museum for African Art di Harlem quest’anno vi conviene andare a Houston, per un assaggio di sculture dell’artista sudafricano Jane Alexander, o Raleigh, NC, per una retrospettiva dei lavori dell’artista ghanese El Anatsui. O negli Emirati, dove il museo ha messo insieme una mostra d’arte dal pittore Ibrahim El-Salahi.