A presentare “Eternity is a long time”, stamattina all’Hangar della Bicocca, non solo Andrea Lissoni, ma anche Emi Fontana, co-curatrice di una mostra che batte in tutto e per tutto l’omaggio partito dallo Stedelijk Museum di Amsterdam, attualmente in scena al Centre Pompidou e che prossimamente si sposterà al PS1 di New York, prima di terminare la sua corsa al MOCA di Los Angeles. «Anche se a me piacerebbe portare questa mostra a L.A.» ci rivela a caldo la stessa Emi Fontana. Come darle torto? Introdotta dalla General Manager di Hangar Bicocca, Alessia Magistroni, la retrospettiva è la dimostrazione lampante che, nei confronti della Fondazione milanese si conferma sempre più “attiva” la fiducia delle istituzioni internazionali, e stavolta è stata la Mike Kelley Foundation of Art a sostenere in pieno questa grande, e particolareggiata, esposizione dedicata all’artista nato a Detroit, tragicamente scomparso nel febbraio dello scorso anno. Andrea Lissoni, nella breve conferenza stampa, parla di un sogno che si avvera. E che si avvera anche nella riuscita di una progetto che ha richiesto solo un anno di gestazione «quando per preparare un’esposizione del genere servirebbero almeno quattro anni» ricorda Fontana. Che ha studiato con gli assistenti di Kelley e con uno studio losangelino di architetti un allestimento di grande impatto, che ha lasciato ampio spazio alle opere di Kelley «per evitare un percorso stereotipato e il bombardamento di immagini che solitamente Mike Kelley rovescia addosso allo spettatore».
Una mostra inedita, dove tranne il video “rivelatore” Banana Man, del 1983, tutti i pezzi si concentrano nel periodo 2000-2006. «Per dare al pubblico la possibilità di sbirciare in quella che era la mente geniale di Mike Kelley, per comprendere la profondità di un artista di certo non facile, sconcertante, che butta fuori strada chi tenta di “indagare” la sua pratica». Uno sforzo intenso, da parte di tutti gli attori coinvolti. Che premierà, si spera, il rinato Hangar, che nell’ultimo anno ha contato il record delle 200mila presenze. Dimentichiamo qualcosa? Si, i Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer. Completamente spariti dalla vista, decisamente senza rimpianti. Come? Scopritelo voi stessi, con l’eredità di Mike Kelley.
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Mi pare che il commento sulla "sparizione" delle torri di Kiefer sia decisamente fuori luogo: esprime il parere personale dell'autore del pezzo, in modo neppure professionale, e non giova ne' al contesto ne' alla vostra immagine.
Mi scusi Maria Rosa, i "pareri personali" sono ben altra cosa. Mica abbiamo detto che i Sette Palazzi Celesti dovrebbero essere abbattuti! Vada all'Hangar e ci faccia sapere!
Cito:
"Dimentichiamo qualcosa? Si, i Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer. Completamente spariti dalla vista, DECISAMENTE SENZA RIMPIANTI".