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Non basta l’opera vandalizzata, Anish Kapoor si becca anche del razzista. E da oggi l’artista sarà al lavoro per ripulire il suo “Dirty Corner” a Versailles

di - 21 Settembre 2015
Inizia oggi il processo di metamorfosi di Dirty Corner, l’installazione delle polemiche (e dei vandali) che fino al 1 novembre sarà a Versailles.
Anish Kapoor, dopo aver inizialmente dichiarato che le scritte antisemite sarebbero rimaste sulla scultura, per raccontare dell’odio e della violenza che l’arte era stata in grado di attrarre a sé, pare invece aver cambiato idea: le scritte saranno rimosse, in un nuovo intervento artistico, sotto la sua supervisione.
Sarà perché il tribunale di Versailles ha stabilito questo fine settimana che i graffiti antisemiti devono essere subito rimossi? Già, ecco il motivo di tale cambiamento di opinione. Merito di tale Fabien Bouglé, consigliere della destra locale, che nei giorni scorsi ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica contro l’artista e Catherine Pegard, presidente di Versailles, per “incitamento all’odio razziale, insulti in pubblico, complicità a questi crimini”, visto che appunto Kapoor aveva deciso di lasciare in bella vista il danno.
Così, sotto un certo punto di vista, oltre il danno la beffa: oltre ad averli ricevuti, gli insulti, Kapoor si becca pure la colpa.
«Dal mio punto di vista, la decisione della corte è un trionfo per i razzisti. Questo nuovo lavoro sarà un atto che trasformerà la cattiveria in qualcosa d’altro. Voglio qualcosa di attivo, non reattivo», ha dichiarato l’artista. Vedremo il risultato, ma certamente – ad oggi – si è di fronte ad una delle mostre più “in progress” di sempre, nel bene e nel male.

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