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“Nulla è andato perso”. Un viaggio nel rock progressivo, l’arte visiva e l’elettronica: Brotto, Celletti, Masbedo e Maroccolo tutti insieme, stasera e domani alla Pelanda

di - 20 Novembre 2015
«Andate a quel paese concettuali! Dovete provare la performance per liberarvi da tutta questa teoria». Così qualche anno fa Gianni Maroccolo apostrofava Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni o meglio, i Masbedo.
Chi conosce un minimo la scena rock italiana sa che Gianni Maroccolo non ha bisogno di presentazioni. Idem vale per chi ha presente il vocabolario della video arte e del cinema d’artista. Fu una provocazione, ma nasconde il bisogno di una crescita creativa, dove video e musica non hanno nulla di artificioso (da un punto di vista digitale), ma tutto si svolge in presa diretta.
Ed è questa la proposta del Roma-Europa Festival negli spazi della Pelanda. Gianni Maroccolo è nato nell’ambiente tosco-emiliano, quello che cercava il suo suono tra qualche bicchiere di Sangiovese, un ascolto di quello che facevano gli amici tedeschi e affinando con il tempo qualche eccesso di ingrediente punk. Ed ecco nascere le prime collaborazioni con i Litfiba, poi gli storici CCCP – CSI, che, amati o meno, quando si parla di new wave italiana c’è poco da fare.
Ciò che unisce in Nulla è andato perso Gianni Maroccolo con i Masbedo, è la volontà di saltare lo steccato del proprio recinto artistico. Il primo, affrancandosi da correnti e etichette, trovando nuove collaborazione e proseguendo da solo con il suo basso sempre più melodico. I secondi, attivi dagli anni ’90 nella video arte (un percorso ben illustrato in una mostra del 2014 alla Fondazione Merz di Torino), noti per il loro tocco vivido e sincero, prestandosi adesso nel compito di realizzare una performance di video arte dal vivo. Non sarà una proiezione: i Masbedo lavorano come due artigiani digitali, seguendo le note, organizzando le loro visioni, la telecamera e tutto quello che riguarda il retro, il non visibile di un video. Una regia in presa diretta. Sul palco della Pelanda saranno presenti anche Alessandra Celletti al piano e Beppe Brotto al sitar. Il repertorio? Appunto, la fusione creativa dei reciproci attraversamenti musicali parla meglio che qualsiasi ragionamento: da Philip Glass ai CSI, dai Tuxedemoon a Brian Eno e Hans Joachim Roedelius e brani composti dagli stessi Marok e Celletti. (Eleonora Minna)

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