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L'idea è assai semplice: dato che il numero dei visitatori di Villa Manin è gonfiato ( per chi non lo sa: la maggioranza di chi ci viene ci verrebbe lo stesso indipendentemente dalle mostra e chi viene per farsi solo una passeggiata tra gli alberi viene conteggiato come un fan di Sugimoto) e lo sanno tutti, bisogna correre ai ripari con l'effetto Luna Park puntando sull'intrattenimento: ma le installazioni acquisite sono in verità assai banali come opere d'arte, assestate come sono sull'effetto un pò "scheletrico" della trovata e sopratutto inutili allo scopo:infatti ci si diverte di più a Gardaland.
Quanto a Bonami i suoi rapporti con un ristretto numero di gallerie italiane sono noti e ahinoi, evidenti:i suoi doni a Guenzani e De Carlo sono purtroppo più di quelli citati. L'internazionalismo del direttore di una delle Biennali più stroncate dellla storia rispecchia bene quindi alcuni vizi tipici dell'italietta peggiore: reti da consorteria in opposizione a intelligenza e professionalità.
Non si è mai fatto notare adeguatamente quanto gli imbarazzanti confronti pubblici ormai regolarmente "subiti"
da Bonami rivelino non tanto pessime qualità di oratore quanto vera insipienza culturale: i testi critici suoi
o dei suoi affiliati sono una sequenza di banalità sciape trite e ritrite con riciclature inconsistenti , opportunistiche dei dettami circolanti in certi ambiti, essenziali per una buona carriera di grigio amministratore.
Questa grottesca comparsa ha seguito un ben preciso iter, poco intelligente ma efficace: prima Flash art, poi per quanto riguarda l'italia Sandretto Guenzani e De Carlo, poi gratifica
per meriti di servizio , con posto d'onore alla Biennale (monopolizzata per quanto riguarda "Aperto" dalla combriccola di "Flash art" ) dove si accredita definitivamente con influenti gallerie americane omaggiandone ovviamente gli artisti e poi direzione ad una biennale seguente dove però si rivela confusione e approssimazione del personaggio: sonore e giustificate critiche, addirittura anche da Flash Art, forse perchè in quell'occasione, data la posizione , il nostro non se la sente di seguire tutti proprio tutti i dettami dell'immodesto Politi. Ma si sa che nella confusione generale
odierna non importa che la mostra sia un fallimento e spesso una discarica di rifiuti, l'importante é che la mostra sia importante e chi la dirige pur essendo un inetto può correre seriamente il rischio di salvarsi:
l'imprenditore del caffè Illy oltreche governatore della regione Fiuli Venezia Giulia passa da quelle parti e vede nella comparsa un individuo addentrato nei gangli di un sistema dell'arte internazionale , ne valuta le qualità di risonanza (in effetti superiori a quelle di qlsv curatore locale e lo nominaa capo del muso d'arte contemporanea, fiore all'occhiello dell'amministrazione: l'assessore alla cultura Antonaz , di Rifondazione Cominista, non fa una piega e apre le porte
a chi vive all'ombra di chi manovra la grande speculazione mercantile, in barba al piccolo collezionismo e alle piccole gallerie (forse considera il conflitto di interessi soltanto quando riguarda Berlusconi)
L'opposizione regionale attacca il progetto denunciando sprechi e compensi eccessivi per Bonami e Canarutto, anche se bisognerebbe forse rendere pubblici anche i costi delle acquisizioni e delle varie puntate del Luna Park, oltre che i nomi delle eventuali gallerie coinvolte: purtroppo bisogna dire che l'opposizione si oppone in modo strumentale , ciò che gli interessa è contrastare in ogni caso qualsiasi iniziativa dell'amministrazione del centro sinistra; l'opposizione del centro destra vanta i successi della mostra di Kandinskj(collaborazione Guggenheim) ma ha finanziato a sua volta, quando guidava la regione , progetti costosi e rabberciati, senza mai sviluppare un progetto continuativo sul contemporaneo. Conclusioni?primo: meglio emigrare in un altro paese! secondo:rotazione degli incarichi per tutti i curatori di programmi legati a mostre temporanee Terzo:
un tetto agli emolumenti riservati alle gallerie De Carlo e Guenzani, quarto: favorire un federalismo artistico: con la scusa dell'internazionalità si continua a favorire eccessivamente certi ambiti torinesi e milanesi