«L’arte non è un bene di lusso ma venticinque dollari di ingresso sono un lusso!» Così Occupy Museum, Occupy Sotheby’s, 16 Beaver e Arts & Labor hanno dichiarato venerdì dall’atrio del MoMA, dove i collettivi si sono dati appuntamento per protestare sotto l’obelisco di Sanja Iveković “Lady Rosa of Luxembourg”.
La reazione del pubblico presente non è stata particolarmente accondiscendente con la protesta. “Questa non è Wall Street”, pare sia stato il commento più diffuso.
Ma non sono solo stati gli alti prezzi d’ingresso e l’estensione delle ore gratuite nei musei gli argomenti lanciati dagli indignados di New York -in un numero crescente di accademici e donne- ma anche le implicazioni “colonialiste” dell’arte, il suo esporre sempre i trofei del proprio bottino e raccontare in maniera blanda, o non raccontarla affatto, la diversità culturale degli artisti.
Eppure, anche in questo caso, il venerdì gratis al MoMA sembra un pretesto per affondare il discorso in questioni prettamente più politiche e per una riflessione sul sistema statunitense. Alcune domande riguardavano le lobby di un sistema economico che permette a una società o una persona ricchissima di decidere cosa è gratuito o quanto costerà. Perché? Oppure ci si chiede da dove arrivino i soldi per le grandi istituzioni e, tornando all’arte, ci sono genitori chi si chiedono come poter educare i propri figli ad essere pronti a sfruttare gli ingressi gratuiti ai musei e la cultura offerta dalla città.
Nella hall del MoMA c’è spazio anche per storie tutte newyorkesi, come gli spazi alternativi del Lower East Side, Charas e ABC No Rio in primis, attivi negli anni ‘80 ma ora chiusi. I giovani prendono coscienza che si tratta di una storia morta, ma è proprio a partire da questi incontri, e anche dal vedere esposti in una mostra ospitata proprio dal MoMA una serie di volantini di questi vecchi spazi, che come in un flashback che si ripercuote sul presente la storia si può riattivare, ricominciare a scrivere. A un prezzo abbastanza pesante ma per ora forse inevitabile, sollevato delle osservazioni del co-organizzatore di Occupy Museum Harrison Magee: «Penso che dovremo lavorare gratis fino a quando qualcuno colpirà il jackpot, ma questo è solo a causa del modo in cui il nostro sistema è costruito». (m.b.)
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Beh, sinceramente a me non sembrano troppo 25 dollari per visitare il MOMA. Si può entrare la mattina ed uscire nel pomeriggio e vedere migliaia di opere.
Se pensiamo che per vedere un film che dura un'ora si pagano di media 10 dollari
oppure per un concerto rock si arriva a pagare anche 70 / 100 dollari.
Certo se si devono rivedere i prezzi dei musei, bisognerebbe prima parlare di rivedere altri settori ben più costosi