L’Opificio delle Pietre Dure ha presentato il volume Eternità e Nobiltà di Materia. Itinerario artistico fra le pietre policrome, edito da Polistampa. Il libro, a cura della direttrice del Museo dell’Opificio Annamaria Giusti, raccoglie alcuni saggi sull’affascinante mondo delle pietre dure e marmi policromi. La presentazione del volume è l’occasione per l’Opificio di fare il punto sull’antica tradizione del restauro del mosaico di pietre dure, oggi a rischio di scomparire.
L’Opificio è infatti l’erede diretto della gloriosa manifattura medicea fondata dal Granduca Ferdinando I de’ Medici nel 1588, chiamata all’epoca Galleria dei Lavori e ubicata al primo piano degli Uffizi. Per oltre tre secoli il laboratorio granducale, dove lavoravano fino a 130 persone, si specializzò ai massimi livelli nella tecnica del mosaico di pietre dure, detto anche “commesso lapideo” o “commesso fiorentino”.
Ancora oggi, se si tratta di mosaici di pietre dure, l’Europa guarda a Firenze e all’Opificio. Il settore di restauro del “Commesso lapideo e del Mosaico” è unico nel suo genere e accoglie le richieste delle maggiori istituzioni culturali del mondo: vi si rivolgono musei come il Prado o come il Louvre e l’Ermitage, che per quanto dotati di propri e attrezzati laboratori di restauro non hanno questa specializzazione.
Adesso questo antico e glorioso settore rischia l’estinzione con il vicino pensionamento dell’ultimo specialista, un capotecnico di lunga esperienza, l’unico ancora in grado di padroneggiare una tecnica messa a punto al tempo di Cosimo I de’ Medici e che nessun manuale didattico né aggiornamento tecnologico sarebbero in grado di trasmettere al futuro.
“ Da tempo e in più occasioni, ma con scarsi risultati, abbiamo segnalato questo grave problema alle Direzioni del Ministero per i Beni e le Attività Culturali”- afferma Cristina Acidini, Soprintendente dell’Opificio – “Dalla Scuola dovrebbero e potrebbero venire i restauratori che garantiscono il naturale turnover, ma purtroppo formare non significa poter assumere”.
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