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Otto nuove sale per le Collezioni Comunali d’Arte di Bologna

di - 14 Ottobre 2002

Dopo un lungo periodo di chiusura al pubblico, riaprirà il 12 di ottobre l’ala nord della ex residenza del cardinale Legato in Palazzo pubblico, sede del museo, restaurata negli ambienti monumentali e dotata di un allestimento rinnovato e nuove opere.
Allestita fin dalla fondazione del museo (1936) come una piccola Pinacoteca organizzata cronologicamente (mentre nelle altre sale l’allestimento è strutturato per nuclei tematici), l’ala comprende dipinti dal Duecento al Settecento, di scuola soprattutto bolognese: vengono così finalmente esposti al pubblico alcuni capolavori dell’arte cittadina, comprendenti dipinti recuperati da enti o edifici religiosi insieme ad altri acquisiti di recente sul mercato.

Spicca per dimensioni e importanza la prima sala dedicata ai “primitivi” con una trentina di opere dal Duecento agli inizi del Quattrocento. Tra queste, le grandi Croci dal forte impatto emotivo realizzate da un seguace di Giunta Pisano, Simone dei Crocefissi e Jacopo di Paolo; due tavole di Vitale da Bologna provenienti dall’oratorio di Sant’Apollonia a Mezzaratta, sulle prime pendici dei colli bolognesi (donate alla città nel 1939 dal grande collezionista e antiquario fiorentino Alessandro Contini Bonacossi che le aveva recuperate sul mercato parigino); ed uno dei testi fondamentali del recupero neogiottesco di fine Trecento, l’Annunciazione realizzata da Jacopo di Paolo per la Camera degli Atti in Palazzo Re Enzo. Notevoli sorprese sono scaturite dai restauri, facendo emergere la preziosità di una Madonna tardogotica proveniente dal Portico della Morte e inducendo all’inedita attribuzione al Maestro di Offida di un trittico di metà Trecento.

Altro punto di grande interesse del nuovo percorso è la serie settecentesca di sette dipinti raffiguranti Rovine con cornici intagliate e dorate, che furono realizzati tra il 1724 e il 1733 da Pietro Paltronieri detto il Mirandolese e Vittorio Maria Bigari per il Palazzo Aldrovandi poi Montanari in Strada Galliera, su incarico del cardinale Pompeo Aldrovandi, collezionista e mecenate legato agli ambienti dell’Arcadia romana. La collocazione presso le Collezioni di questa serie omogenea e completa – rimasta sempre indivisa nella sede originaria fino all’acquisizione nel 2001 alle pubbliche raccolte -conferma la vocazione originaria del museo al recupero del gusto e dell’arte del Settecento bolognese, l’epoca del Cardinal Lambertini. Ma realizza anche un forte legame tematico e cronologico con altri tre fondamentali insiemi decorativi coevi, ospitati nello stesso palazzo Comunale: i diciotto dipinti di Donato Creti donati da Marcantonio Collina Sbaraglia al Senato bolognese, tra i nuclei fondanti del patrimonio artistico pubblico, oggi presso le Collezioni; la serie di paesaggi realizzati da Bernardo Minozzi per l’appartamento del Gonfaloniere al primo piano del palazzo; e infine la stanza-paese “Boschereccia” dipinta proprio allo scadere del secolo da Vincenzo Martinelli e Giuseppe Valiani nell’appartamento del Cardinale Legato, oggi nel percorso del museo.

Insieme alla nuova ala, verrà inaugurata in una saletta di fianco alla Cappella Farnese anche una sezione di affreschi staccati, che in epoca napoleonica, al momento delle soppressioni degli enti religiosi, furono posti in salvo dalla devozione cittadina e trasferiti nel complesso conventuale di San Girolamo della Certosa, da poco destinato a cimitero pubblico. Fra questi la Madonna con Bambino, proveniente dalla chiesa di San Lorenzo di porta Stiera, attribuita qui per la prima volta al Maestro dei polittici di Bologna, e l’Incoronazione della Vergine proveniente dalla soppressa chiesa di San Mamolo in Via del Corso (oggi via D’Azeglio).

L’ampliamento degli spazi espositivi è stato consentito dall’accurato restauro degli ambienti monumentali, che ha messo in nuova luce gli affreschi di epoca neoclassica, realizzati da artisti bolognesi come Filippo Pedrini e Serafino Barozzi nel quadro del programma napoleonico di riassetto decorativo del palazzo, destinato a sede del Direttorio della effimera Repubblica Cispadana.

Giunge così a completamento un piano pluriennale di restituzione alla città di una delle sue più importanti raccolte museali, che verrà integrato da una serie di nuove pubblicazioni, tra cui una piccola guida al museo, che costituisce anche un percorso attraverso gli stili e le epoche dell’arte bolognese.


Info e materiale fotografico: Ilaria Lemmi Gigli, Ufficio Stampa Assessorato alla cultura, 051 204680; 333 4393815; ilaria.lemmigigli@comune.bologna.it

[exibart]


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