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Ottozoo all’Hotel Locarno. Ultimo appuntamento stasera, con T-yong Chung e Fabio Stassi. Tracciamo un bilancio con la gallerista Francesca Guerrizio

di - 16 Dicembre 2014
Si conclude stasera la trasferta milanese di Ottozoo all’Hotel Locarno di Roma, dove nel corso di quest’anno sono andate in scena le doppie presentazioni tra un artista e uno scrittore. Per il quarto e ultimo episodio del progetto OZ, arrivano l’artista coreano T-yong Chung e lo scrittore Fabio Stassi. Un incontro a cura di Ilaria Gianni, con T-yong Chung che ha realizzato un’installazione site specific per le vetrine dell’albergo,  quattro piccole sculture concepite a partire dai resti di sedie ricoperte di foglia d’oro in stile settecentesco. A sua volta Fabio Stassi, autore tra gli altri del romanzo “Come un respiro interrotto”, dalle idee e astrazioni dell’artista ha costruito un testo inedito, intenso e riflessivo, che avrà un reading nel corso dell’inaugurazione. Ma come sono andati questi particolari appuntamenti? Che bilancio si può tracciare di un’iniziativa piuttosto fuori dal comune come OZ. Ne abbiamo parlato con la gallerista Francesca Guerrizio, titolare di Ottozoo, che ha lavorato in tandem con la proprietà del Locarno.
Tracciamo un bilancio di questa esperienza all’Hotel Locarno, con Otto Zoo in trasferta a Roma? Com’è andata?
«Bilancio assolutamente positivo. L’opportunità che Caterina Valente (proprietaria dell’Hotel Locarno) ha  offerto a Otto Zoo e’ stata, alla lettera, quella di avere una piccola finestra su Roma, su una strada, su dei luoghi fortemente evocativi che hanno fatto la storia dell’arte in questa città, in Italia; la Galleria dell’Oca con Giuliano Briganti come mentore e guida; il Locarno che ha visto passare generazioni di artisti e curatori, Kosuth, piazza del Popolo, Sargentini, Pino Pascali, Schifano, Kounellis, Ontani…una lista infinita ed affascinante. Un mondo che mi ha cresciuta e che ha contribuito a motivare questa mia scelta di lavoro e di vita. Un onore quindi, realizzare un progetto proprio qui,  ma anche  una sfida per i quattro artisti italiani (Sebastiano Mauri, Serena Vestrucci, Maria Morganti, T-yong Chung – coreano, ma ormai italiano d’adozione) che si sono cimentati nelle installazioni. Lo spazio è piccolo e la gente in strada frettolosa e distratta, ma il concetto a mio avviso è forte ed il nostro programma è una chicca preziosa».
Si replica anche nel 2015 con la stessa formula o si cercheranno altri lidi e nuovi progetti?
«Il ciclo delle vetrine è concluso per il momento. Ci piacerebbe racchiuderlo in un piccolo libro: i racconti nelle vetrine e i racconti degli scrittori».
Com’è stato far dialogare un artista e uno scrittore? Ci sono stati momenti di scintille o tutto è filato liscio? C’è stato qualcuno più “visibile” di altri o la democrazia ha prevalso nelle varie accoppiate?
«È stato uno dei punti forti dell’iniziativa. L’idea è di Ilaria Gianni, che ha curato questo ciclo: un’altra citazione legata alla via  (ci viveva anche Elsa Morante) e al Locarno, che è stato e continua ad essere un luogo carico di riferimenti culturali e letterari. Il dialogo tra artisti e scrittori è stato stimolante, senza alcun ostacolo di natura personale. Si sono incontrati al Locarno qualche mese prima, hanno studiato il luogo e discusso delle opere che sarebbero state esposte nelle vetrine. Tutti e quattro gli scrittori hanno offerto uno spunto di lettura inedito ai lavori esposti, un’apertura inaspettata alla loro comprensione e nello stesso tempo hanno creato dei mini-racconti di forte intensità e di spessore. La chiave dell’incontro tra Mauri e Stancanelli è stata la visionarietà; quella tra Vestrucci e Latronico l’incomunicabilità amorosa; quella tra Morganti e Nucci la città di Roma e in particolare la zona di Piazza del Popolo; quella tra Chung e Stassi la memoria e la nostalgia. I primi due scrittori sono voluti comparire durante le inaugurazioni solo con i testi stampati, gli altri hanno previsto una  loro lettura.  Trovo che questa soluzione sia più efficace per capire le connessioni tra i due interventi e anche per la visibilità dello scrittore. Questa sera a coronare l’installazione astratta e dorata di T-yong Chung ispirata alle vestigia del passato, Fabio Stassi  leggerà il suo testo cupo e struggente a loro dedicato. E sarà sicuramente il momento più vivo della serata».

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