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Paladini dell’armonia. A Sondrio, 50 anni d’arte di Valerio Righini, in una mostra diffusa

di - 19 Aprile 2019
Sondrio festeggia i 50 anni di attività dell’artista italo-svizzero Valerio Righini con una mostra antologica di opere, dal 1967-2019, diffusa in diversi luoghi espositivi: Palazzo Pretorio, Palazzo Sassi De’ Lavizzari, MVSA-Museo Valtellinese di Storia ed Arte del Comune di Sondrio e nel centro cittadino. L’artista, noto per i suoi angeli guerrieri, ha sperimentato, attraverso un excursus proteiforme, diversi mezzi espressivi e materiali: la pittura a olio, il disegno e la scultura anche su scala monumentale all’insegna di una perduta umanità, che traggono linfa vitale da un repertorio di simboli e mitologie attraverso forme di eco classico ma non retoriche o nostalgiche.
Righini, classe 1950, vive e lavora a Tirano e ha incentrato la sua ricerca artistica sulla poetica del levare, per dare solidità al vuoto con sagome in bilico tra presenza e dissolvenza. In occasione della sua antologica, intreccia un racconto biografico seguendo un percorso espositivo cronologico e tematico insieme, da vedere perché ogni opera corrisponde a un esperienza vissuta. Dalla fine degli anni’90 prevale la scultura ed è ricorrente il tema dell’elmo, declinato in diversi formati e materiali, torsi e altre forme organiche suggerite dal suo istinto di mettere al centro della poetica l’uomo, seppure evocato e non rappresentato, anche per frammenti, o altre morfologie ancestrali gravate dalla responsabilità dell’esistenza.
Nelle sue opere il manichino dechirichiano prevale sul suo rigore astratto, sono idoli infranti, antieroi di un umanità dolente, dall’austero primitivismo, di tensione astratta e attitudine surreale. Incanta il metafisico Elmo Blu o altre sagome in bilico tra figurazione e astrazione, frammenti di corpi che si focalizzano sulla materia, nello spazio unificante in cui si trovano. Tra gli artisti che hanno fortemente impressionato Righini fin dagli esordi, si ricordano Giorgio De Chirico, Savinio, Medardo Rosso, Brancusi, Osvaldo Licini, Arturo Martini, Henry Moore e, in particolare, il conterraneo Mario Negri e poi Fausto Melotti, Alberto Burri, Alberto Giacometti, Antony Gormley, Anish Kapoor.
Righini, nel tempo, ha maturato una padronanza tecnica nella pratica del ferro e dell’acciaio ed è riconoscibile per forme essenziali, primitive, che fondono insieme organicità, archetipi, mito e magia, sintesi paradossale dell’essere e del non essere. Incutono rispetto i suoi guerrieri senza tempo, angeli ribelli alla stupidità umana che sollevano interrogativi sulle mattanze di ieri e di oggi, paladini di una vagheggiata armonia. (Jacqueline Ceresoli)

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