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Paolo Batoni ci parla di Lucca Art Fair. La Fiera che guarda ai linguaggi sperimentali e alle necessità culturali del territorio

di - 7 Maggio 2017
Un calendario ricco di appuntamenti, con mostre, talk, incontri, premi. È Lucca Art Fair, la fiera diretta da Paolo Batoni, con il patrocinio del Comune di Lucca, della Camera di Commercio di Lucca e in collaborazione con Lucca Crea, che fino all’otto maggio propone il suo format vicino all’arte di ricerca, con un occhio particolare per i progetti curatoriali e una serie di eventi collaterali, Lucca IN/OFF, anche all’interno delle mura lucchesi. Così, la Main Section presenta un selezione di moderno e post bellico, mentre ai linguaggi più innovativi è dedicata la sezione curata da Lorenzo Bruni, divisa in una Temporary Art Zone, rivolta alle gallerie d’arte contemporanea impegnate nella ricerca di linguaggi innovativi, e in un’area Overcoming Projects, per gli spazi indipendenti. Quest’anno, inoltre, ci sarà spazio anche per i più piccoli, con KidsLAB, in collaborazione con la Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti. Insomma, cosa si può trovare a Lucca Art Fair che non c’è in altre fiere? «Una progettualità nuova che coinvolge spazi no profit, una didattica che va dal collezionismo a visite guidate fino ai laboratori per bambini. Oltre a una serie di progetti studiati appositamente dalle gallerie per la fiera come quelli della zona Letture Critiche di Lorenzo Bruni. E inoltre l’energia nuova di un luogo che storicamente ha sempre amato il contemporaneo e ora ha una piattaforma culturale per esprimersi», ci dice Paolo Batoni.
Trasformare una debolezza (la posizione decentrata rispetto ai poli attrattori del contemporaneo) in un punto di forza (la possibilità di proporre idee nuove). Insomma, coraggio ma cum grano salis. Può essere questa la strada da seguire per proporre un lavoro di qualità in un settore come quello delle fiere?
«Assolutamente sì. Le fiere devono nascere da un’esigenza socio economico culturale del territorio e Lucca Art Fair ne è un esempio. Oltretutto mi sento di dire che il livello qualitativo di Lucca Art Fair quest’anno è più alto di quello di molte altre fiere che nascono in zone considerate meno decentrate. Chi viene in fiera ne ha subito la percezione. Soprattutto quest’anno sono molto orgoglioso della nostra offerta: commerciale, certo, ma anche progettuale. Lucca Art Fair non è più solo una fiera ma anche una piattaforma in cui si producono arte, idee, dialogo.»
Anche quest’anno sarà dato molto spazio all’area sperimentale che, potenzialmente, potrebbe attirare collezionisti più giovani. E l’istituzione di un premio rivolto agli artisti under 35, una novità molto interessante, sembra andare incontro a questa tendenza. Ha notato un avvicendamento tra le generazioni di collezionisti?
«Ho notato una continuità e una passione nel collezionare. Certo avere in fiera molti collezionisti giovani è entusiasmante e stiamo lavorando anche per formarne di nuovi. Una cosa interessante è che nel nuovo formato Carte Blanche lanciato da Lorenzo Bruni abbiamo deciso di presentare nelle inedite vesti di guide due collezionisti di età completamente diversa.»
Altra proposta intrigante è l’idea di diffondere la fiera nel centro storico di Lucca, con una serie di eventi culturali. Quanto è vitale per una fiera il rapporto con la città che la ospita?
«Si tratta di un dialogo essenziale. Non aspiriamo a una fiera per pochi addetti ai lavori ma a un grande contenitore di eventi che somigli sempre più a un festival capace di coinvolgere tutto il territorio.»
In alto: Luigi Presicce, La Dottrina Unica, 2011, performance per soli due spettatori, Cava Henraux, Parco delle Alpi Apuane (MC). Foto Vanni Bassetti, 150×100 cm, Courtesy l’Artista e Galleria Bianconi

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