Nata per volontà della Fiac, la grande fiera d’arte contemporanea che aprirà le sue porte il 22 ottobre, l’Officielle presenta quest’anno 69 gallerie di 17 Paesi diversi. 19 sono francesi e 15 americane, e 23 propongono mostre personali, mentre sono 24 le nuove arrivate, tra cui Super Dakota di Bruxelles e la londinese Kinman, che partecipa per la prima volta ad una fiera. Tra le italiane la milanese Brand New gallery e la romana Marie-Laure Fleisch che presenta le opere di Giuseppe Stampone & Ugo La Pietra. Piattaforma eclettica e proteiforme, Officielle offre una visione larga sulla produzione artistica attuale, comprendendo giovanissimi come Michal Bohdankiewicz. Artista polacco, classe 1990, presentato dalla newyorchese Ana Cristea Gallery, ha un approccio formalistico alla tela, fortemente influenzato dalla tradizione Enso di pittura a inchiostro giapponese crea grandi masse di nero, e attualmente è esposto presso la Neochrome di Torino.
Interessante la proposta della galleria Espaivisor (Valencia) che presenta le esposizioni “femministe” di Lea Lublin e di Sanja Iveković con opere che partono dagli anni ’60 ad oggi, che esplorano i tabù della cultura. La newyorchese Alden Projects propone invece un insieme di opere, alcune delle quali inedite, che vanno sotto il titolo di Same L.A. Artists in their Cars, di Mason Williams, Ed Ruscha, Joe Goode, Larry Bell e Jerry MacMillian: mostrando la centralità delle immagini, qui veniamo calati in una dimensione completamente al maschile.
La galleria Arnaud Lefebvre presenta un insieme di opere importantissime di Hessie. All’esterno della fiera, negli spazi pubblici dei Dokcs, troviamo un’opera interattiva pensata da Navid Nuur da Martin van Zomeren, cioè Le Coin Press Machine. Con solo un 1 euro e 5 centesimi, i visitatori possono attivare la macchina che trascrive un’impronta numerica dell’artista su monete da 5 centesimi. Una creazione che s’interroga sulla nozione di autenticità della riproduzione artistica seriale. In attesa dell’apertura ufficiale della Fiac si possono già vedere diverse opere, ben oltre 300, come quelle di grandi dimensioni lungo Le Jardin des Tuileries. Tra cui Circle of Animals/ Zodiac Heads (2010) di Ai Weiwei, presentato dalla Lisson Gallery, Rayon (2015) di Xavier Veilhan della parigina Perrotin, Big Spin (2014) di Antony Gormley della Thaddaeus Ropac. Mentre al Jardin des Plantes e il Museo Nazionale di Storia Naturale incontriamo Still Library di Gilles Barbier della Georges-Phillipe & Nathalie Vallois e Mimesis as Resistance di Kader Attia della Nagel Gallery, ma anche Orticello (1966) di Piero Gilardi della Semiose Gallery. Tra le tantissime novità della Fiac in questa edizione anche un percorso di opere sonore in collaborazione con la Maison de la Radio, che va sotto il titolo di Sounds by the river, da gustare sul lungosenna. Per finire, sempre ai Jardin des Tuileries, il Cinéphémère che, in collaborazione con la Fondation Ricard, propone una trentina di film di artisti di una durata massima di trenta minuti l’uno, ma attenzione: lo spazio dispone solo di 14 posti. (Livia de Leoni)