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Passeggiata a Pescocostanzo, borgo dall’anima antica, con orizzonti contemporanei

di - 19 Agosto 2017
Passeggiando un pomeriggio di metà agosto in uno dei borghi montani più belli d’Italia, ci si immerge in una atmosfera ricca di storia sacra e profana e anche un paio d’ore di relax assumono il gusto di un tuffo nel passato. A Pescocostanzo, il giorno della festa di Santa Maria Assunta si celebra la solenne festività dedicata alla Vergine Maria con la messa nella Basilica di Santa Maria del Colle, risalente al XV-XVI Secolo, e la processione per le strade cittadine della statua raffigurante la sorridente immagine di Maria col Bambino ritto alla sua sinistra a protezione del popolo pescolano. La Basilica è nota per i tesori d’arte che custodisce, come lo splendido ingresso alla cappella sulla navata sinistra decorato da un gruppo di puttini, opera di un maestro del ferro che cela la conoscenza di una antica tecnica grazie alla quale i capelli dei piccoli angeli sembrano ancora tendersi in ricci elastici. Scendendo la scalinata monumentale del 1580, sulla sinistra, si trova la Chiesa di Santa Maria del Suffragio dei Morti (ante 1530) e si giunge in una piccola piazzetta dove, sulla destra, si può scorgere l’insegna scolpita in pietra di quella che doveva essere la bottega del fabbro Sante di Rocco (1663- 1705), sormontata dall’iscrizione ” ET ENIM NON POTUERUNT MIHI”, “eppure non poterono vincermi”, intermezzata dall’immagine dell’incudine e di un braccio.
Proseguendo lungo la strada principale si giunge a Piazza Municipio con la Sala Comunale adiacente, che offre occasioni di scambio e di incontro con personalità del mondo della cultura spesso ospiti nel periodo estivo di questa oasi, oppure, meglio, di eremo, tra le montagne. Qui infatti si ricorda la presenza di una comunità di monaci Antoniani che, nel ‘500, si stabilì nei pressi di quello che oggi è chiamato il Bosco di Sant’Antonio, e che instaurò una tradizione eremitica, a servizio dei pellegrini. Tornando al borgo di pietra e ferro, oggi decorato da terrazze e fioriere, si nota ancora traccia di antiche maestranze, quelle del ferro battuto e quelle degli orafi che lavorano la filigrana d’ oro con la stessa, antica sapienza degli artisti medioevali. Dalle antiche arti della scultura e della fonditura del ferro è possibile fare un salto nella pittura grazie agli spazi espositivi incastrati tra le mura delle strade inerpicanti verso l’interno del paese.
Passando accanto alla bottega di Arte in ferro battuto, in vico della Stracciaria n.11, abbiamo scoperto, in esposizione dal 6 al 26 agosto, le opere di Marco De Angelis, in una mostra dal titolo “Transiti”, nome quanto mai adatto a una terra che con i suoi monti è da sempre stata luogo di transumanza. De Angelis raccoglie gli esiti migliori di dieci anni di produzione sul tema dei ritorni, affrontato in oli su tela e su carta, come in Lungi da approdi. Itaca. L’isola, dove l’artista gioca con le sfumature del rosso e del blu, e in Prospettiva Nikolajevka, che racconta lo stare sul limes delle truppe alleate in ritirata dalla Russia durante la seconda guerra mondiale, segnando un irrealizzato quanto malinconico desiderio di ritorno. La sperimentazione cromatica di De Angelis si spinge sul confine che permette di miscelare, secondo un giusto dosaggio, colori ad acqua e colori incompatibili con l’acqua, ottenendo risultati interessanti come nelle opere Profonda meditazione e Alba a Porto Piccolo, due oli su carta in cui, dalla stratificazione delle pennellate, emerge un crepuscolo illuminato dalla luna, rappresentazione dello stato tra sonno e veglia in cui l’artista dichiara di trovare il momento favorevole all’atto creativo. Le opere esprimono il superamento dei confini cromatici, giocando sull’espansione del colore sul supporto, e raccontano anche di amori immersi in paesaggi onirici, come nel caso de Il Segreto, dove le sagome illuminate di due amanti emergono dalla densità di un bosco rosso fuoco.
Simbologia e cromia si mescolano e sono funzionali a descrivere lo stare sul limes, offrendo la possibilità di superamento, gettandosi verso orizzonti inesplorati e senza ritorno, oppure la scelta della contemplazione, per immaginare e costruire nuove possibilità nel presente. (Anna Di Corcia)

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