Una Biennale che avrà anche qualche doppia partecipazione esemplare: se sul fronte italiano Gianfranco Baruchello sarà in scena sia con Pietromarchi che nel “Palazzo Enciclopedico” di Gioni, Pawel Althamer, un grande amore del direttore, esposto con la Fondazione Trussardi a Milano e ora in scena in laguna, arriverà anche alla Casa dei Tre Oci, alla Giudecca, in un programma messo in scena dalla Fondazione moscovita VAC, no profit per lo sviluppo dell’arte contemporanea russa. A cura di Nicholas Cullinan, con Althamer vi sarà Anatoly Osmolovsky, in un dialogo intitolato Parallel Convergernces. Uno sguardo che per la prima volta associa i due artisti, Althamer nato a Varsavia nel 1967 e Osmolovsky a Mosca, nel 1969, come creativi che hanno subito il passaggio decisivo dal comunismo al post-comunismo, vivendo in Russia all’epoca del blocco orientale nei primi anni ’90; una conversazione fluida che riconoscerà le differenze tra le loro opere, le molte analogie e sovrapposizioni, passando dalla scultura, installazione e video, ad azioni più politicamente impegnate, alle forme sociali della pratica di un lavoro che muove primariamente intorno all’idea del corpo e alla modalità di percezione.
Di Paweł Althamer sarà in scena, tra gli altri, il ciclo di video Waves and Other Phenomena of the Mind del 2003-04, realizzato con Artur Zmijewski, che nel 2012 ha reso l’artista polacco una delle star della Biennale di Berlino; Osmolovsky avrà a Venezia invece un grande corpus di lavori che vanno proprio dagli anni ’90 ad oggi, visti in rare occasioni fuori dall’ex territorio sovietico, quando l’artista, in tempi non sospetti, lavorava sulla partecipazione collettiva, con l’arte come strumento di protesta, fino alla fondazione, nel 1995, di Radek, rivista radicale e intellettuale di ampio respiro. Dulcis in fundo un lavoro inedito a quattro mani, che si evolverà attraverso lo scambio di idee tra i due artisti.
La 55esima Biennale, insomma, avrà un secondo padiglione russo. E a quanto pare di tutto rispetto.