In un momento delicato per la politica italiana, con il governo alle prese con problemi interni su questioni sociali ed internazionali, dal mondo dell’arte giunge una nuova sollecitazione per arrivare ad una normativa che regoli le professioni e le attività connesse. Riunendosi in un tavolo di lavoro denominato “Per l’Arte Contemporanea“, un gruppo di artisti, curatori, critici e storici dell’arte – su cui a breve daremo informazioni più dettagliate, magari con interviste ai politici interessati, primo fra tutti l’on. Pietro Folena, capo della commissione cultura alla Camera – ha elaborato un articolato documento indirizzato al ministro per i Beni Culturali ed a tutta la catena decisionale, fino a tutti i deputati e senatori. Documento che chiede provvedimenti che riempiano un vuoto normativo ormai insostenibile, adeguando anche in questo la realtà italiana agli standerd internazionali, a partire dalla necessità che l’arte e la cultura siano considerati “Bene sociale” e non “Bene di consumo”. Molti gli aspetti toccati dal documento che Exibart ha potuto analizzare. Dal recepimento della Direttiva europea sul “diritto di seguito” alla ridefinizione delle aliquote IVA sulle transazioni di opere d’arte, alla detrazione dagli utili d’impresa degli importi investiti in opere d’arte. Fino a questioni più strettamente attinenti alle professioni coinvolte nell’art world, dalle agevolazioni fiscali per acquisto di beni relativi all’aggiornamento professionale alla revisione delle procedure burocratiche per mostre all’estero di arte contemporanea, alla copertura pensionistica, al regime della tenuta della contabilità del settore.
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[exibart]
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Credo sia la categoria piu bistrattata,la situazione è palesemente stagnante=vergonosa.
è quindici anni che si accenna ad un cambiamento!che sia la volta buona?
In Toscana esiste dal 2005 la legge regionale n.33 che tutela la cultura contemporanea, grazie all'organo TraArt (tra gli altri). In particolare si mira alla tutela e promozione dell'arte contemporanea (come _bene sociale_) a carattere pubblico. L'arte che appartiene alla gente (al comune, alla regione, al patrimonio umano) ha diritto ad essere considerata per il proprio valore sociale; quella che invece sfila sulle passerelle del sistema dell'arte ormai moribondo per poi finire nei salotti dei soliti ha il debito per coerenza di restare nel circuito commerciale, o di consumo. Sennò è troppo facile!
... che tristezza! A nessuni di questi esperti passa per la testa che con l'avvento del digitale, con annessi e connessi,ciascuno può e sempre meglio potrà produrre da solo le opere d'arte di cui ha bisogno.
In una famosa commedia di Sciosciammocchia, Miseria e Nobiltà, Totò fa un mestiere un tempo molto diffuso, lo scrivano pubblico, al quale la gente comune si rivolgeva quando aveva bisogno di un testo. L'artista, il pittore, è stato per secoli lo scrivano pubblico di immagini. Oggi sta scomparendo e sia lodato il cielo: le sue "lettere" hanno sempre più un valore simbolico. Vanna Marchi vendeva la crema per ridurre la pancia ed è stata giustamente processata. Potrei, e voi anche, fare un lungo elenco di nomi di Vanne Marchi dell'Arte impunite che vendono creme a olio, o tele con buchi, per la pancia dei muri...
Ma tutto questo in fondo è divertente: ogni popolo ha da sempre il governo e l'arte che si merita. Per dire: non è la tv che incretinisce la gente comune ma è la gente comune che incretinisce la tv e questo vale anche per i musei. Ando Gilardi