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Perché Gerhard Richter è il pittore più caro del mondo? Se lo chiede il “Wall Street Journal”, che prova a stilare qualche parametro |

di - 11 Marzo 2012
Ottant’anni da poco compiuti,  nato a Dresda e una mostra imperdibile alla Neue Nationalgalerie di Berlino che poi si sposterà al Centre Pompidou di Parigi. É Gerhard Richter, che come si sa, nell’ultimo anno è stato anche la star di parecchie aste di contemporaneo, tra cui Sotheby’s Londra, che nello scorso autunno vendette un Abstract Painting per 20 milioni di dollari e nell’asta del 16 febbraio un Abstraktes Bild venduto per oltre 950mila sterline.
Insomma Richter nel 2011 ha fatto jackpot, totalizzando un record di 200 milioni di dollari, che secondo la società Artenet è la cifra per cui, nello stesso anno, sono stati venduti Monet, Giacometti e Rothko. Tutti insieme però, mentre il tedesco ha fatto strike da solo. Certo, Jeff Koons sulle singole opere è stato anche più caro, ma il corpus di Richter, preso in toto, vale molto di più.
E su queste cifre parecchio interessanti per qualsiasi squalo dell’economia e della finanza, nonché del mercato dell’arte di tutto il mondo, il Wall Street Journal ha costruito la sua teoria, che poi in realtà altro non è che una teoria sospesa a metà tra la storia dell’arte e dell’artista e i relativi movimenti del mercato. Partiamo con le cifre della produzione: circa 3mila dipinti, metà di quelli realizzati da Warhol ma il doppio di quelli di Dalì. Il 40% della produzione di Richter è in mano ai musei e ogni anno vanno in asta circa 200 opere.
Ma quello che più conta, secondo il quotidiano newyorkese (tiratura giornaliera di circa 2 milioni di copie) è la varietà delle tecniche utilizzate: dalle prime opere realiste fino alle tele astratte e ai ritratti iperrealisti e sfuocati, il punto di svolta per il pittore, è nel 1995, quando MoMA di New York comprò per 3 milioni di dollari una sua serie di 15 quadri: da allora iniziò l’ascesa.
I più ricercati, spiega il WSJ sono i quadri astratti della fine degli anni ’80 e dei primi ’90 -di cui appunto fa parte “Abstraktes Bild” perché «facilmente riconoscibili, dunque in qualche modo, dei cfacili status symbol». Buona parte di questo successo è anche dovuto ai musei che cercano continuamente nuovi maestri da canonizzare e, dulcis in fundo, «l’arte contemporanea è  in un momento di passaggio: lo scorso anno sono scomparsi Cy Twombly e Lucian Freud, e collezionisti ed esperti del settore sono alla ricerca di altri grandi nomi per l’arte contemporanea che ne possano prendere il posto». Degno erede dunque sarebbe Richter, sperando che questa nomina non suoni come una sciagurata profezia.

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  • Ci voleva proprio il Wall Street Journal a chiarire queste banalità lette in percentuale ma banalità...

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