Senza la rete non riusciremmo più a lavorare. Ma sono lontani i tempi in cui il web era puro utilitarismo per professionisti. Oggi sul web si fanno anche le rivoluzioni e la prova eloquente è stata la primavera araba del 2011. Si diffonde cultura, opinione e talvolta si crea anche arte. Da qualche giorno, a proposito, non si parla d’altro che di rete, o meglio delle leggi PIPA (Protect Ip Act) e SOPA (Stop Online Piracy Act) che dagli Stati Uniti stanno mettendo in subbuglio il mondo della comunicazione. La prima perseguirà le violazioni di copyright, reprimendo i fenomeni di pirateria informatica ed è previsto che il giudice possa sanzionare i siti web. SOPA non è molto diversa ma prevede che i titolari dei diritti violati possano agire nei confronti di chi ha materialmente commesso la violazione e nei confronti di siti e portali che ospitano materiali che ledono il diritto d’autore. Se in Svezia quindi si è dichiarata legge l’appropriazione “culturale” con l’uso di qualsiasi mezzo, qui siamo nel bel mezzo di una battaglia contro gli effetti devastanti della normativa: una radicale limitazione della libertà di espressione in Rete e della privacy attraverso forme di autentica censura. Lo sciopero del web, primo e finora unico nel suo genere, ha visto coinvolti Wikipedia, WordPress e Mozilla e trenta milioni di utenti che tra facebook, twitter e google hanno ottenuto una revisione delle leggi PIPA e SOPA al vaglio del congresso USA al mese di Febbraio. Ci si è messo persino Obama: «Non supporteremo una legge che riduce la libertà d’espressione, aumenta il rischio di attacchi informatici e mina le basi della forza dinamica e innovativa di internet».
Qualcuno aveva gridato immediatamente a una modalità oscurantista come avviene in stati come Iran, Cina e Russia e anche in Europa alcune voci si sono già dette perplesse per questi provvedimenti. Le proposte di modifica delle direttive su IP e Data Protection di cui si sta discutendo a livello europeo sembrano lasciare spazio ad assetti regolatori simili agli statunitensi SOPA e PIPA, con caratteristiche che vanno dai monitoraggi preventivi e successivi ai provider, fino alle sanzioni ai siti web per una “responsabilità” anche se indiretta. (m.b.)