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Polemica all’Aquila. Per il “Parco della Memoria” di piazza Paoli serve un’opera, ma gli artisti sono esclusi dal bando

di - 12 Giugno 2013
Strane le vicende de L’Aquila. Martoriata dal sisma dell’aprile 2009, spopolata e ridotta a brandelli, anche sociali, grazie al mirabolante progetto delle new town e ora in una lotta disperata contro il tempo e l’immobilismo per riprendere possesso di quello che resta del bellissimo centro, con la “marcia degli storici” compiuta poche settimane fa, il capoluogo abruzzese si tinge ora di un nuovo episodio quantomeno particolare. Tra i vari progetti di riqualificazione del territorio figura infatti anche il bando per la realizzazione di un monumento in piazzale Paoli, dedicato alle vittime del sisma, in scadenza per il prossimo 28 giugno.
Il concorso, gratuito, prevede di riconoscere al vincitore le spese professionali, per un importo massimo di 13mila euro, che potranno diventare 30mila estendendo direzione lavori e sicurezza. L’opera “di carattere artistico” farà parte di un più ampio progetto di recupero dell’area, che avrà un costo totale di circa 300mila euro. Ma c’è un però non indifferente, che ha suscitato le perplessità di un gruppo di artisti, critici e addetti ai lavori, che hanno chiesto una rettifica del bando da parte del Comune. Perché nell’espressa richiesta di progettare un’opera di “carattere artistico” si è esclusa l’arte. Insomma, al bando potranno partecipare solo gli iscritti all’albo dei progettisti, ingegneri e architetti. Ohibò! Creare un’opera “d’arte” escludendo gli artisti? Impossibile ma vero. Ed ecco che scatta la mobilitazione, firmata in prima linea da Sergio Nannicola, docente all’Accademia di Belle Arti di Milano e sottoscritta da una settantina (per ora) professionisti.
«Che il post-sisma a L’Aquila fosse complicato da gestire lo si poteva immaginare già dal 7 aprile 2009, ma che ci fosse il pericolo di ricorrere davanti a un Giudice per difendere l’intera categoria degli artisti e far rispettare norme previste da leggi ordinarie in materia di bandi pubblici era alquanto bizzarro da immaginare, visto che la ricostruzione (in questo caso artistica) della città dell’Aquila e del suo territorio sembra la si voglia stravolgere affidandola a categorie professionali diverse da quelle storicamente conosciute, ovvero gli artisti e i creativi più in generale. E se queste regole vengono riscritte dalla politica poco importa se l’oggetto è la Costituzione italiana, una delibera, oppure un’opera d’arte. Tanto che la stessa ricostruzione artistica in questo caso diviene oggetto di merito di politici che favoriscono volutamente o involontariamente alcune categorie professionali anziché altre specificatamente titolate -attacca Nannicola, che continua- il bando ha una duplice natura: tecnica ed artistica, il che vuole però anche dire che se si esclude la figura dell’artista dalla produzione dell’opera tutto ricade in mano ai tecnici e in questo caso accade l’incredibile: paradossalmente viene abilitata a progettare l’opera d’arte anche una figura come quella del geometra, o del restauratore, iscritto all’albo professionale qualora decidesse di partecipare al bando». E la categoria a cui si riferisce il bando è proprio per i professionisti citati all’articolo 90 del Decreto legislativo 163/06, lettere d, e, f, f bis, g, h.
«Per uscire da questa irritante e inopportuna situazione esistono diverse possibilità: se si vuole fare un vero “concorso di idee” allora lo si faccia veramente stimolando una sorta di “Arte pubblica partecipata”, oppure se si sceglie la strada degli addetti ai lavori si faranno due bandi distinti: uno per l’opera d’arte riservato agli artisti, l’altro per la sistemazione dell’area verde circostante  riservato ai tecnici. O ancora venga data la possibilità di formare gruppi di lavoro misti, dichiarandola espressamente nel bando». Insomma, stavolta l’arte dalla piazza sembra decisamente esclusa: forse perché un bando per progettisti potrebbe ricostruire meglio l’ambiente rispetto a quello che farebbe un’opera d’arte “pubblica”? Per evitare “guai” con i cittadini o perché un architetto può rappresentare una figura forse più “affidabile” per riscrivere una porzione di città rispetto ai vari artisti che potrebbero avvicendarsi al cospetto del progetto? Intanto la missiva indirizzata al Settore ricostruzione della municipalità dell’Aquila chiude: «Si (ri)chiede alla stazione appaltante di (ri)formulare correttamente il bando inserendo in primis la figura professionale dell’artista ingiustamente e impropriamente esclusa. Si istituisca una commissione di valutazione dove sono presenti anche un artista e uno storico/critico dell’arte, e infine si dia luogo ad una procedura che tenga conto di una possibile e reale rettifica di tutte le anomalie del caso. La ricostruzione della città e del suo territorio non possono prescindere dal ruolo e dalle sensibilità espresse dagli artisti, oppure l’Aquila racconterà alle future generazioni la stratosferica miopia dei suoi amministratori». Un misunderstanding o una miopia vera? Oppure, semplicemente, un bando per altre categorie che “l’arte” esclusa non accetta?

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