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Quattro sfumature di blu per DAS, il nuovo spazio della calda estate contemporanea di Milano

di - 10 Luglio 2019
Ha inaugurato, in un rovente giovedì di giugno, DAS, il nuovo studio di Davide Allieri (Bergamo, 1982), con la mostra “To make Something of Myself”. Nella stessa via Privata Passo Pordoi, in zona Corvetto – un quartiere ancora difficile da cogliere e assimilare – che al numero 6 ospita NFQ, lo spazio polimorfo di Fabio Quaranta e Nero Editions. Una community dell’arte contemporanea sempre più compatta, se si pensa a Fondazione Prada e ICA, ai 35 mq della Reading Room di via Mincio e, poco più in là, ai 250 mq sperimentali di Ordet.
Come cambia rapidamente la percezione del paesaggio urbano, con alcuni nuovi edifici e il recupero di vecchi interni consumati dal tempo, laboratori ed ex spazi industriali in cortili seminascosti, nel distretto di “Soupra” (South of Prada). Soprattutto grazie alle iniziative personali di professionisti audaci ed equipaggiati. È il caso della curatrice Rossella Farinotti che da DAS ha riunito un quartetto di amiche artiste, non molto distanti per generazioni e vicine per sensibilità e reciproche consonanze, Lucia Cristiani, Cleo Fariselli, Silvia Mariotti e Corinna Gosmaro.
L’indagine è intorno al paesaggio, nel desiderio di superare certi dualismi – l’interno contro l’esterno, lo spirituale contro il materiale, la realtà contro l’immaginazione – in una concreta, soffice ed elegante commistione di tecniche e forme. E ci si trova ammaliati come dal riflesso intenso di una città costiera che, luccicante e sinuosa, si tuffa nel mare. “To make Something of Myself” sviscera infatti, consapevolmente, diverse gradazioni, quindi, intensità e significati, di blu. Le opere in mostra, nello spazio-movimento-spostamento, ci “sono”, portate fuori dal loro nascondiglio fino allo svelamento, e DAS, white cube con qualche fenditura da cui trapassa la luce, è il luogo di questa evidenza.
Dal lavoro installativo e fotografico di Lucia Cristiani (Milano, 1987), How far should I go to make something of myself (Wherever Yugo, I go), nasce l’idea di questo “esserci”. Di poter essere o fare qualcosa, nella spinta di possibilità verso il futuro, nella tensione del movimento, costante e instancabile. Cristiani vive tra Milano e Sarajevo e in auto, sulla piccola utilitaria “Yugo” di origini slave, in un viaggio sia fisico che mentale, passa moltissimo tempo. Il suo è un paesaggio che ingloba circuiti di memoria. Cleo Fariselli (Cesenatico, 1982) ha invece intrapreso una nuova esplorazione, dedicandosi alla pittura “liquida” in chiave introspettiva e insieme metaforica (i suoi colori, stati e profondità) e proseguendo un discorso iniziato con la mostra “Hydria” (Collezione Giuseppe Iannaccone, Milano). In Sipario, olio su tela pensato per DAS, l’atmosfera del precedente Paesaggio acquatico con bisce (2019) si alleggerisce tingendosi di ricche tonalità di blu senza perdere la sua essenza conturbante.
Sempre di atmosfere misteriose, di neon che tagliano lo spazio, di dialoghi impalpabili nel buio, si parla per raccontare i volumi fotografici (Cielo Vetrato con nuvole, 2019) e scultorei di Silvia Mariotti (Fano, 1980). Scenari mutevoli ed estatici, anche rivelatori di uno scambio tra uomo e paesaggio, naturale e costruito. Infine gli Scape di Corinna Gosmaro (Savigliano, 1987), paesaggi spray su filtri industriali in poliestere, richiamando figure sfocate e nebulose, evocano panorami atemporali e sospesi, ma corporei. Ricordano le scie e i grumi di colore che si intravedono attraverso il finestrini delle auto ferme al semaforo, magari in una notte di pioggia.
O i palazzi senza ombra, le macchie solidificate sull’asfalto e la condensa sui vetri dei bar, in una giornata di sole abbacinante, a Milano Sud. (Petra Chiodi)
In alto: foto di Cosimo Filippini

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