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Quei Michetti sono falsi. Lo studioso Fabio Benzi contro la mostra di Francavilla al Mare

di - 24 Luglio 2017
Opere forse false spacciate per vere ed esposte accanto a preziosi originali, il tutto con il benestare di enti pubblici e istituzioni. Possibile? Con l’obiettivo di illuminare non solo il maestro abruzzese ma anche la cerchia di personaggi della cultura del secondo Ottocento che attorno a lui gravitavano, si è inaugurata, il 1 giugno, la mostra “Nella gioia del sole. Michetti e il Cenacolo di Francavilla”, presso il Museo Michetti di Francavilla al Mare, in provincia di Chieti, a cura di Lucia Arbace, Direttrice del Polo Museale dell’Abruzzo.
La locandina dell’evento si fregia dei loghi della Regione Abruzzo, della Provincia di Chieti, del Comune di Piacenza e della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi (che presta il celebre dipinto che dà il titolo all’esposizione), oltre a quello del comune del borgo teatino. Ma Fabio Benzi, professore ordinario di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, dove è stato anche Presidente del Corso di Laurea in Beni Culturali e già membro, tra le altre cose, della commissione scientifica della Fondazione de Chirico e direttore artistico del Chiostro del Bramante a Roma, non ci sta e in una lettera aperta denuncia la presenza in mostra di dipinti di Michetti di fattura sospetta. La lettera è stata inviata nei primi giorni di luglio al quotidiano abruzzese Il Centro, che però ha scelto di non pubblicarla.
«Un cospicuo gruppo di opere che conosco da molti anni e che a mio parere non ha nulla a che fare col maestro abruzzese, uno dei maggiori artisti italiani dell’Ottocento», ha scritto Benzi. Le opere contestate sono nove e appartengono tutte allo stesso privato, su di esse lo studioso dichiara che «la dubbia autenticità risulta evidente anche ad amatori non professionisti». Fabio Benzi è un appassionato conoscitore della pittura di Francesco Paolo Michetti e insieme ad altri esperti è impegnato nella compilazione del Catalogo Generale delle opere dell’artista, il cui primo cospicuo volume uscirà in autunno. «Il problema dei falsi Michetti emerse prestissimo, quando l’artista era ancora vivo – spiega Benzi – almeno dalla fine degli anni ottanta dell’Ottocento. Una prima testimonianza di questo dilagare di falsi l’abbiamo addirittura nel 1888». Ma non si tratta di episodi remoti, interessanti solo per i ricercatori: lo stesso Benzi ricorda infatti che «la questione si è riproposta, in Abruzzo, pochi anni fa, quando è stato scoperto dalla guardia di finanza un prolifico falsario di Michetti». Come evitare di accreditare opere sospette? Semplice, affidandosi all’occhio di esperti. Come Fabio Benzi, appunto, il quale nella sua lettera spiega di essere stato chiamato dagli organizzatori anche per la mostra in questione. «Anche per questa mostra sono stato consultato – scrive Benzi – per un’opera inedita; mentre sono stato espressamente tenuto all’oscuro di un gruppo di opere improponibili che sono state rovesciate improvvidamente nell’esposizione. Il perché mi è ignoto. Progetti indicibili? Distrazione? Non saprei dirlo. Fatto sta che decine di persone e di colleghi mi stanno interpellando affinché faccia sentire la mia voce».
La loro presenza in mostra può essere un abbaglio? La lettera di Benzi sembrerebbe adombrare altro. «Sono molto perplesso di fronte a un’operazione così sfrontata, i cui risvolti penso (ma forse sbaglio) tendano a conferire a qualche Ente locale condotto da persone ingenue o mal consigliate, parte o tutta quella collezione». Davvero l’obiettivo è fare entrare questi nove dipinti di Michetti di cui è dubbia l’attribuzione, in collezioni pubbliche, di enti del territorio o di banche, facendoli passare per buoni? Chi guadagnerebbe da una manovra di questo tipo? Certamente non la collettività o la storia dell’arte. «Mi è stato detto insistentemente che l’Abruzzo non merita un’onta così vergognosa», conclude Fabio Benzi. Se la falsità dei nove dipinti fosse confermata, non lo meriterebbero nemmeno Francesco Paolo Michetti, né Barbella, De Cecco, Muzii e gli altri artisti del Cenacolo. Intanto un collezionista romano, i cui pezzi (veri) sono in mostra accanto a quelli dubbi, è passato alle vie legali quando è arrivata la richiesta di proroga della mostra fino al 1 ottobre – la chiusura prevista in prima battuta era il 23 luglio – inviando una diffida sia al prosieguo dell’esposizione per le opere di sua proprietà, sia alla pubblicazione delle stesse sull’annunciato catalogo. (Francesco Paolo Del Re)

In alto: Francesco Paolo Michetti, Guidando il gregge

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