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C’è un fatto che da alcuni giorni imperversa nelle pagine dei quotidiani bresciani e che va avanti a suon di botta e risposta da una parte e dall’altra dei due “contendenti”, che in questo caso riguardano il mondo dell’arte, perché trattasi da un lato di Artematica, la società trevigiana che organizza “turismo di qualità” attraverso grandi mostre ed eventi culturali, e dall’altro della Fondazione Brescia Musei, che si occupa delle esposizioni-blockbuster del Museo di Santa Giulia, affidandone l’organizzazione proprio ad Artematica. Una partnership che rischia di essere definitivamente compromessa, e che rischia di far saltare la mostra sui Maya annunciata qualche tempo fa, per un contenzioso su uno dei capitoli più spinosi delle istituzioni museali, ovvero i biglietti d’ingresso.
Il contenzioso nasce oltre un anno fa, il 26 giugno 2011, giorno del termine della mostra di Matisse al Santa Giulia. Il totale di biglietti staccati è fumoso; si oscilla dai 127mila agli inizi del mese, dichiarati dalla Fondazione, mentre a chiusura mostra Artematica rivela che gli accessi sono stati oltre 248mila. Numeri da capogiro se reali. Ma cosa c’era in ballo? Se Artematica avesse superato la soglia delle 230mila presenze allora da Brescia sarebbero dovuti arrivare qualcosa come 300mila euro. Se, al contrario, i biglietti staccati fossero stati meno dei 230mila Brescia Musei avrebbe potuto richiedere la restituzione di 200mila euro. Stando ai fatti dunque Artematica i soldi del benefit se li è presi, ma un deputato del Pd di Brescia, con il partito, ha presentato un’interrogazione al Consiglio comunale per cercare di vedere un po’ di cifre “in chiaro”, visto che gli accessi -riportati sui biglietti- parlavano di almeno 100mila presenze in meno, a una settimana dalla chiusura della mostra, rispetto a quelle dichiarate da Artematica. Il risultato è stata una missiva del presidente di Brescia Musei, Fausto Lechi, al direttore della società trevigiana, che ha risposto inoltrando ulteriori documentazioni ma non sciogliendo il dubbio di dati gonfiati. Si è parlato di diverse tipologie di biglietto, si è raccontato di modelli differenti per gruppi, singoli, ridotti e, probabilmente, di molte gratuità stampate a vuoto, che fanno salire comunque il numero generale degli ingressi. Stando a quanto raccontano dalla guardiania, la vera voce del museo, i visitatori sono stati ben lontani dagli oltre 1800 ingressi giornalieri che va paventando l’assessore Arcai e di cui raccontava Lechi. Anzi, gli addetti alle sale, al bookshop e alle casse, hanno raccontato all’unanimità che molto spesso il museo era vuoto e che nelle due settimane di proroga la mostra era stata visitata da “quattro gatti”. Le grandi mostre abbagliano, come l’oro finto. E 300mila euro, da una parte o dall’altra, fanno comodo.













