Categorie: Speednews

Questioni di postcolonialismo, per la mostra sul Madagascar al Quai Branly di Parigi

di - 22 Dicembre 2018
Emmanuel Macron ha in questo periodo parecchie gatte da pelare. Oltre la crisi politica e le difficolta di gestire il fenomeno gilets jaunes con le sue purtroppo indubbie intemperanze e devastazioni è venuto al pettine un altro nodo di tutt’altro genere ma di non poco conto: la legittimità della proprietà occidentale del patrimonio artistico e storico-testimoniale dei paesi in passato coloniali, problema sollevato dall’acuirsi delle iniziative di stati, come Benin e Burkina Faso tra gli altri, per la restituzione dei propri beni.
La tradizione francese, inaugurata con i musei specialistici ottocenteschi, di raccogliere, valorizzare e far conoscere i patrimoni culturali delle terre colonizzate, negli ultimi decenni – dopo la cesura del 1960 partita dalla celebre e imbarazzante chiusura del Museo permanente delle colonie della Porte Dorée, causata da un’improvvida presentazione di indigeni di colore come oggetto di osservazione – è rifiorita con tutt’altro spirito e impegno scientifico. E l’apertura nel 2006 del museo del Quai Branly voluto da Jacques Chirac per riunire un patrimonio di 70mila pezzi, dei circa 90mila sparpagliati in vari musei nazionali, ne è testimonianza eloquente. Il moderno allestimento e le numerose mostre temporanee hanno avuto lo scopo di focalizzare e valorizzare gli specifici valori delle diverse culture del terzo mondo e dell’arte primitiva. E va evidenziato che forse il parallelo exploit in tutto il mondo della produzione artistica contemporanea dei Paesi più o meno emergenti abbia contribuito a generare una crisi di sovraesposizione, tanto che il piccolo, glorioso museo parigino di arte africana Fondation Dapper, l’anno scorso, dopo trent’anni, ha chiuso i battenti per una insanabile crisi finanziaria.
Ciononostante, Macron, spinto anche dalle pressioni politico-culturali, ha commissionato, dobbiamo credere in assoluta buonafede, a Felwine Sarr, economista e scrittore senegalese, e a Bénédicte Savoy, storica dell’arte francese, uno studio sulla questione spinosa della restituzione dei beni portati in occidente nell’epoca delle colonie. E mentre al Quai Branly, con qualche protesta diplomatica, si inaugurava l’esposizione “Madagascar, arts de la Grande Île”, veniva consegnata la relazione dal titolo The Restitution of African Cultural Heritage. Toward a New Relational Ethics. Questa relazione è sostanzialmente una scure sull’attuale sistema patrimoniale delle collezioni francesi ed europee di arte primitiva, considerando che il British Museum possiede 69mila pezzi, il Weltmuseum di Vienna 37mila e il Belgio, nel Musée Royal de l’Afrique Centrale di Tervuren, ben 180mila, il tutto a fronte dei soli 3mila pezzi rimasti nei musei nazionali africani. All’apertura di questo vaso di Pandora il dibattito a tutti i livelli si è scatenato – ovviamente c’è anche chi paventa che l’affermarsi della linea della restituzione possa portare alla riconsegna agli italiani della Gioconda! – vedremo che cosa ne partorirà visto che le opzioni sono varie e già allo stato gli atteggiamenti e i comportamenti dei vari stati sono differenti.
Non certo per il rischio che queste opere ritornino a breve ai loro legittimi proprietari, ma val la pena visitare quest’esposizione molto ben articolata e documentata con fotografie e disegni d’epoca, per conoscere una civiltà poco nota ma sorprendente per la ricchezza di opere con una loro specifica originalità. Non ci sono pezzi eclatanti ma è tutto di fattura delicata e accurata: piccole sculture, oggetti d’uso trasfigurati in amuleti o simulacri di personaggi e ricordi, esili e alte stele funerarie in forma di uccelli e altri animali, statue di figure umane, armi, strumenti musicali, gioielli discreti e inoltre esempi di arte e artigianato contemporaneo che senza essere copie conservano l’imprinting dell’antica levità tradizionale. (Giancarlo Ferulano)

Articoli recenti

  • Libri ed editoria

Giornata Mondiale della Poesia, le parole di Anne Carson su Rai Radio3

Per la Giornata Mondiale della Poesia, Jasmine Trinca darà voce ai componimenti di Anne Carson, in un lavoro che affronta…

20 Marzo 2026 18:30
  • Mostre

Da Vermeer alla fotocopia, cinque mostre da vedere ora a New York

Sempre vitale la scena culturale di New York, anche sul finire dell’inverno: dagli Old Master della Frick Collection al potere…

20 Marzo 2026 17:00
  • Mercato

Da Sotheby’s Milano, un’asta che è un viaggio attraverso il gusto italiano

Una mostra e una vendita che raccontano, a Palazzo Serbelloni, secoli di arte, tradizione e collezionismo. Senza limiti tra dipinti…

20 Marzo 2026 16:56
  • Mostre

Animali, potere e colonialismo: la mostra collettiva di Atene che chiede di cambiare sguardo

All'EMΣΤ di Atene, la collettiva curata da Katerina Gregos riunisce oltre 60 artisti internazionali per ripensare il rapporto tra umano…

20 Marzo 2026 15:09
  • Mostre

Maja Escher e l’arte come ecologia del sapere, tra materia e simbolo

Alla galleria Monitor di Roma, la prima mostra in Italia dell'artista tedesca-portoghese Maja Escher: scienza, mitologie e materiali naturali, per…

20 Marzo 2026 13:30
  • Arte contemporanea

Cinque cose da sapere su Alighiero Boetti, aspettando la grande mostra a Venezia

La retrospettiva che SMAC Venice dedicherà ad Alighiero Boetti, in apertura a maggio durante la Biennale, è l’occasione per rileggere…

20 Marzo 2026 12:30