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Qui Miami/12. Le collezioni. Grande Anselm Kiefer da Margulies, mentre è un po’ troppo affollato il mondo delle donne alla Rubell Family

di - 6 Dicembre 2015
Settimana di Art Basel e in gran lustro, ovviamente, anche le collezioni di Miami. A Wynwood, distretto dell’arte della città oltre Biscayne Bay, a pochi isolati di distanza ci sono Margulies at The Warehouse e la Rubell Family Collection.
Che dire? Non solo siamo al cospetto di due spazi incredibili, come già sapevamo, ma anche di un gruppo di mostre intense, e per certi versi molto vaste. Proprio come accade alla Rubell, dove si è scelto di mettere in scena No man’s land, ovvero il mondo dell’arte senza uomini, ma raccontato da oltre 100 artiste donne, di 28 Paesi differenti, per una geografia transnazionale e transgenerazionale di quello che è stato l’impegno “rosa” nel contemporaneo tra politica, rivendicazioni, resoconti sociali, un pizzico di femminismo (ma c’è decisamente un aspetto più poetico, che serpeggia in tutta la mostra) e sentimento, rabbia, denuncia e anche dolore.
Il risultato è ottimo, anche se le due sale più belle le scoprirete immediatamente all’entrata, dove è in scena Solange Pessoa e la sua Cathedral (foto sopra), bellissimo lavoro inquietante, struggente e decisamente non per tutti gli stomaci: lunghissimi strascichi di tessuto, pelle e capelli infatti si spiegano e arrotolano in tutta la stanza, ricordandoci vita e storia del ‘900, specialmente se si interpreta il lavoro con uno sguardo europeo.
Decisamente più affollato il piano superiore, anche se gli ottimi lavori non mancano e vanno dalle tele di Marlene Dumas a Cecily Brown, da Jenny Holzer con un truismo inciso su una panchina di marmo, opera ormai seminale, per arrivare a Cady Noland o Hayv Kaharaman.
Impagabile, invece, Anselm Kiefer da Margulies, dove è in scena una selezione di opere tra cui la grandiosa installazione La storia delle felci, di cui potete vedere le fotografie sulla nostra pagina facebook (e in home page). Il grande tedesco, insomma, è sempre una garanzia, così come lo è la poetica installazione della gloria americana Susane Philipsz, altra protagonista delle collezione, dove in permanenza potrete vedere non solo Olafur Eliasson o Dan Flawin, Chamberlain o Jason Rhoades, ma anche i nostri Kounellis e Calzolari.
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