Ultimissimi minuti per la 14esima edizione di Art Basel. Chi vince? Chi perde? Best & worst? Per fortuna la qualità altissima aiuta, ma noi vogliamo raccontarvi le ultime impressioni, dopo la giornata di preview.
Gmurzynska di Zurigo (sede anche a St.Moritz, foto sopra) ha festeggiato a Miami i cinquant’anni di attività e ha affidato la curatela dello stand a Germano Celant. Come assolvere il compito, visto che un compleanno è anche un po’ tirare le somme sul proprio passato e guardare al futuro? Pensando a una quadreria. Partendo dagli esempi culturali di Villa Doria Pamphili, per esempio, o del Belvedere di Vienna. Ed ecco che all’ingresso della hall D del Media Convention Center ha accolto i visitatori questa immensa distesa di opere, che vanno da Mirò a Klein, da Botero a Louise Nevelson fino a un grande dipinto di Motherwell a farla da padrone. La soluzione migliore insomma per mostrare un po’ di muscoli ma soprattutto per ricordare anche un lavoro che in mezzo secolo ha portato alla realizzazione di oltre 250 mostre e 200 cataloghi. Insomma, uno stand enciclopedico verrebbe da dire, che non è passato inosservato, specie per il suo rappresentare in pieno una concezione modernista dell’esposizione: una mosca bianca tra i corridoi che ovviamente sono un po’ omologati.
Se ci aspettavamo un po’ più di coraggio negli allestimenti delle gallerie della sezione Nova, dedicata appunto alle novità, ci siamo dovuti un po’ ricredere, mentre ci sono due perle ai lati opposti. Parliamo di Vistamare di Pescara, nella sezione Survey, con uno stand interamente dedicato a Ettore Spalletti che è talmente “luminoso” che davvero si vede da lontano (foto di home page). Un’ottima collocazione, anche, che ha portato bene alla galleria, a Miami per la prima volta.
Sull’altro versante, nel circuito delle gallerie di Position, c’è invece White Space di Pechino, con il solo show di He Xiangyu. I suoi mille denti di bronzo smaltati in puro oro, appoggiati a terra come proiettili o piccolissime pepite hanno un che sublime che ricorda quasi un piccolo progetto di Land Art.
C’è poi invece uno stand, proprio a due passi da Gmurzynska, che ha scelto il minimo impatto: è quello di Matthew Marks che presenta tra gli altri Brice Marden, Ellsworth Kelly, i piccoli lavori di Ron Nagle e Vija Cemins. Vi piaceranno o meno, ma di certo l’allestimento è stato uno dei migliori: una vera boccata d’ossigeno nella folla.
A proposito: sapete quale sono state le due installazioni più apprezzate di Art Basel Miami? I finti parchi con tanto di collinette e tappeto erboso in PVC ubicati tra Survey e Position, presi letteralmente d’assalto dai turisti dell’arte e non solo, sbracati in cerca di un rifugio dove sedersi o sdraiarsi. Dopo il duro lavoro dello sguardo e delle selfie.
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