Senz’altro Sylvie Fleury è una delle protagoniste di questa settimana dell’arte a Miami. Non solo la personale al Bass Museum, che vi racconteremo presto, ma anche un nuovo ciclo di opere, in cui compaiono i suoi oggetti (dalle borse firmate in bronzo ai cofani delle auto, per una “eternity now” effimera) in mostra da Thaddeus Ropac, Parigi, che ha un bello stand dove sono presenti anche Baselitz e Alex Katz. Ma è anche alla berlinese Mehdi Chouakri, che espone tre vecchi Crash Test, del 2001.
La prima impressione a caldo dopo l’affollatissima preview della 14esima edizione? Che sia la pittura, da queste parti, ad andare fortissimo. E Visto che in conferenza stampa si è parlato anche di contingenze di mercato ecco per esempio che Marianne Boesky porta in scena alcuni splendidi ed esuberanti Frank Stella degli anni ’80. E sapete chi è al Whitney Museum di New York proprio in questo momento, con una grande mostra? Stella, guarda caso.
Bello anche lo stand di Goodman Gallery di Cape Town, con un attualissimo neon di Kendell Geers, Temene, che recita Sacred Scared, realizzato nel 2007, all’alba di quel nuovo terrore che tiene in scacco l’occidente.
Da Vermelho di San Paolo invece il progetto, del 2013, di Jonathas De Andrade, giovane brasiliano nato nel 1982 che mette in scena il Museu do Homem do Nordeste. Ricorda i ritratti di Instagram di Richard Prince, presentati da Gagosian a Frieze New York: anche in questo caso in luce c’è un aspetto che comprende l’antropologia e l’ambivalenza della figura maschile all’epoca non solo del gender ma di uno sguardo “sessualizzato” che mischia il macho e il queer.
Ottimo ambiente anche per Ester Schipper di Berlino e qui, per alleggerire un poco la vista dalle pareti, siamo in odore di installazioni, con Philippe Parreno e Dominique Gonzalez-Foerster.
Poco più avanti lo stand di Perrotin è un tripudio di colore con il risultato che è anche uno dei più fotografati della preview: merito non solo di Murakami o Errò, ma anche e soprattutto dell’italiana Paola Pivi, con i suoi due orsi blu e bianchi in piume che titolano Beautiful day, nuova produzione in sole 3 versioni uniche, si cattura la simpatia di chiunque passi (foto sopra).
Fotografatissima anche la parte di stand di Gavin Brown che comprende i lavori di Sturtevant con il wallpaper Duchump Wanted, 1992, e Johns coloured number, dedicato all’omonimo artista, del 1991,e il nuovo neon di Karl Homqvist Who run this mother. Successo anche per Table for Bergman, 2009, di Elmgreen & Dragset da Massimo De Carlo, mentre da Victoria Miro Adriana Varejao sembra mimare i cretti di Burri in una versione decisamente meno raffinata.
Ottime prove, insomma, ma non c’è niente da fare: quando si incontra Damien Hirst da White Cube, con The incomplete truth, ovvero una colomba in formaldeide del 2007, il mondo si ferma.
Galleria ad alto contenuto erotico (che vi avvisa all’ingresso della “situazione” e copre l’entrata con le tende Engaged Revision I di Liam Gillick) è Kerlin di Dublino. Anche qui pittura, di Isabel Nolan, Merlin James, Jan Pleitner, Liliane Tomasko. Vietarle ai minori, però, ci sembra pure un po’ eccessivo.
Splendide, invece, le trame di Emil Lukas da Sperone Westwater e Tornabuoni espone un Tutto di Boetti a dir poco esagerato, che fa esclamare più di uno jankee in visita ad ArtBasel.
Chiudiamo, invece, proprio con la fotografia, grande assente della fiera. Da Henrique Faria, New York, c’è il Rebel Spirit di Martha Minujín in una serie di scatti del 1985 che la ritraggono con il Re del Pop, Andy Warhol. Che fanno? Stanno schiena contro schiena, o fianco a fianco, seduti, circondati completamente da un grandissimo mucchio di pannocchie: l’oro d’America. Mica male paragonarlo all’oro di Miami.
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