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RAW, ovvero Rome Art Week. E che sia la volta buona per creare un po’ di “Europa” nella Capitale. Note a margine della conferenza di presentazione

di - 11 Ottobre 2016
Si svolgerà nei giorni che vanno dal prossimo 24 al 29 ottobre la prima edizione di RAW, ovvero Rome Art Week. Una settimana per “creare un po’ di humus” culturale contemporaneo nella Capitale. Così ha iniziato Marco Ancora, responsabile del Dipartimento Cultura di CIU, dove si è svolta stamane la conferenza.
I temi sul piatto sono più o meno i soliti, ma la volontà è ferrea: trasformare Roma, e il suo vasto parterre di gallerie d’arte contemporanea, fondazioni, associazioni, con la collaborazione dei tantissimi artisti che vivono in città, in un “sistema” che possa produrre cultura e anche economia.
Impresa non facile, sposata in ultimo dal Comune che però – come ricorda Massimiliano Padovan Di Benedetto, fondatore dell’iniziativa insieme a Micaela Legnaioli – allo stesso tempo si è inventato la “Contemporaneamenteroma” di questi giorni, che ha coinvolto – a dir la verità – più musei e istituzioni che altro.
Alla RAW, concepita in pochissimi mesi e messa in piedi attraverso i social e coinvolgendo anche amichevolmente e per passaparola tra gli attori della scena romana, in quel periodo che cade dopo FIAC e il Festival del Cinema, e prima di Artissima, parteciperanno qualcosa come 123 tra gallerie, fondazioni etc, e un numero simile se non maggiore di artisti che apriranno il proprio studio.
Per Di Benedetto usare i giorni feriali è anche una necessità per dimostrare che l’arte deve essere, e ormai l’imperativo è d’obbligo, parte di un sistema economico, visto che se viene a cadere l’indotto cadono gli artisti, i galleristi, e tutta quella catena che dall’arte genera indotto. Un progetto non facile per Roma che, dalle voci degli stessi romani, è rimasta abbandonata a sé stessa e che non ha osato – parola importantissima quando si decide di cambiare.
E allora, insomma, che sia di buon auspicio questa “nuova” Roma, dove i tanti tentativi creati, andati in porto e poi abortiti, tagliati, per una città che ha voglia – almeno in questo campo – di assomigliare a Berlino, Parigi, Tallin.
E che, come hanno ricordato i “punti di vista critici” di Alberto Dambruoso, Paolo Balmas e Saverio Verini, che la città non solo possa fare quadrato, ma che anche il “disincanto” romano possa essere ribaltato perché tutti possano “accorgersi” che esiste anche l’arte contemporanea nella città eterna.

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