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Restaurata la tomba di Michelangelo a Santa Croce. Per i lavori, donazioni da tutto il mondo

di - 28 Marzo 2018
Quando Michelangelo chiama, tutto il mondo risponde. Donazioni come se piovesse, per In the name of Michelangelo, il progetto di fundraising dell’Opera di Santa Croce che, in pochi mesi, ha raggiunto la quota prefissata per il restauro della tomba monumentale e della pala d’altare della famiglia Buonarroti, un progetto concepito da Giorgio Vasari, con il supporto dei Medici. Oltre cento i mecenati, provenienti da ogni parte del mondo, da Italia, Inghilterra, Canada, Filippine, Austria, Finlandia, Spagna, Norvegia, Repubblica Ceca, Australia e, soprattutto, dagli Stati Uniti, circa l’80% dei donatori, che hanno versato una somma complessiva di 100mila euro, per la ripulitura, il restauro le indagini diagnostiche del monumento funebre.
Michelangelo morì il 18 febbraio 1564, a Roma, nella sua residenza di piazza Macel de’ Corvi, dove il grande artista si era autoesiliato, non condividendo le ultime politiche dei Medici. Ma a Firenze la notizia della scomparsa ebbe molta eco e immediatamente partirono le operazioni per recuperare la salma, un’impresa guidata dal nipote Lionardo Buonarroti e raccontata, con un certo gusto epico, da Giorgio Vasari nella seconda edizione delle sue Vite. Tornati in Toscana, fu il Duca Cosimo I de’ Medici a sponsorizzare la costruzione della grande tomba monumentale in Santa Croce, offrendo gran parte dei marmi, provenienti da Carrara e da Seravezza. Prima si pensò di commissionare il progetto a Daniele da Volterra, che era stato molto vicino a Michelangelo, del quale aveva preso anche la maschera funebre, ma poi la scelta cadde su Giorgio Vasari, che pensò a una struttura architettonica nella quale pittura e scultura potessero entrare in dialogo, per celebrare le arti dell’eccelso maestro. Oltre agli affreschi e al busto dell’artista, tre sculture rappresentano le personificazioni della Pittura, della Scultura e dell’Architettura, atteggiate a lamento per la morte. Sono più di sessanta i Buonarroti sepolti nella basilica, fino al 1858, quando la famiglia si estinse.
Il restauro ha riguardato il sepolcro e l’altare e ha messo in evidenza un cambiamento del progetto in corso d’opera, con un cambiamento di posto tra la Pittura e la Scultura, che oggi possiamo ammirare al centro, in posizione d’onore, secondo le teorie sull’arte espresse da Michelangelo. Una seconda fase dei restauri riguarderà la pala raffigurante Cristo che per la via del Calvario incontra la Veronica, danneggiata dall’alluvione del 1966. Ma i numerosissimi visitatori possono stare tranquilli, perché i cantieri saranno aperti, per dare modo di visionare il procedimento dei lavori.

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