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Rivoluzionare la National Gallery, con l’arte del ventesimo secolo. Ecco l’idea del direttore Gabriele Finaldi, a sei mesi dall’inizio dell’incarico |

di - 2 Marzo 2016
Gabriele Finaldi (foto sopra, courtesy National Gallery) è entrato a capo della National Gallery sei mesi fa. Ha combattuto la questione degli scioperi del personale per la privatizzazione e ora si lancia alla carica di una nuova rivoluzione per lo storico museo londinese: entrare nel ‘900.
Che significa? Il direttore lo spiega in una lunga intervista a The Art Newspaper, indicando anche che – nel 1996 – quando si è firmato l’ultimo accordo con la Tate, la divisione delle due collezioni è stata fissata al 1900 circa. E perché, ora, non variare questo assunto e far entrare alla National opere che arrivino, suppergiù, al periodo della II Guerra Mondiale?
E ancora, Finaldi parla di aggiungere alle opere del XIX secolo, in prevalenza francesi, l’arte scandinava, americana, spagnola e anche orientale.
«Mentre il tempo passa, una data come quella del 1900 sembra sempre più remota e meno legata al modo in cui pensiamo ai periodi della storia e della storia dell’arte: è un po’ frustrante raggiungere questo anno – dove non successe nulla di particolare, contrariamente agli ultimi vent’anni dell’800 – e poi interrompere la collezione. Potremmo però pensare di muoverci verso la seconda guerra mondiale e, potenzialmente, raccogliere opere degli anni 30’», ha spiegato Finaldi.
Per ora, in realtà, c’è un salto nel 1914 che appartiene al museo, ma non è in mostra qui: una Natura morta con piatto di frutta, bottiglia e violino di Picasso, prestito a lungo termine proprio alla Tate, e ora temporaneamente in mostra nella sede di Liverpool. Si potrebbe proprio cominciare da qui per un “ramp up” della galleria, no?

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