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Il progetto è di quelli da “Mille e una notte”, di quelli che chi sogna di fare il curatore coltiva per una vita nella propria mente, e di quelli che gli appassionati d’arte, che magari non hanno potuto vivere direttamente gli anni Sessanta o Settanta, per un’età troppo giovane o per mancanza di disposizioni, avrebbero sempre sognato di conoscere dal vivo. Dal prossimo 28 maggio, con opening al pubblico il 1 giugno, la Fondazione Prada a Cà Corner della Regina, a Venezia, metterà invece in scena la possibilità di rivedere in scala 1:1, nelle proprie sale, una mostra epocale: Live in Your Head. When Attitudes Become Form, il progetto ideato e realizzato da Harald Szeemann alla Kunsthalle di Berna nel 1969, passata alla storia per il radicale approccio del curatore alla pratica espositiva, concepita come medium linguistico. E sarà Germano Celant in dialogo con Thomas Demand e Rem Koolhaas, a curare il remake che installerà nel Palazzo veneto proprio le stanze bianche della struttura svizzera, mantenendo le originarie relazioni e connessioni visuali e formali tra le opere, ma sottolineando ed evidenziando il passaggio tra passato e presente, in quello che si legge essere un progetto di “doppia occupazione”: una sovrapposizione tanto letterale, quanto radicale di spazi, in grado di generare relazioni nuove e inaspettate tra le opere. Ripensare la storia insomma, inserendo anche il presente: When Attitudes Become Form: Bern 1969/ Venice 2013. Una ricerca compiuta a stretto contatto con gli artisti, i loro eredi e le loro fondazioni, e in collaborazione con Glenn Phillips, curatore del Getty Research Institute di Los Angeles, che ospita l’archivio e la biblioteca di Harald Szeemann, le opere originali e presenti a Berna, quelle ritrovate e provenienti da importanti collezioni private e musei internazionali, nonché interventi site-specific, e “re-enacted”.
Un ready-made? O la consacrazione (ancora necessaria?) di uno dei momenti più dirompenti e fecondi che la storia dell’arte del ‘900 e delle sue avanguardie ricordi? Di certo alla Fondazione Prada, e nella Venezia subissata dalla voglia di “Enciclopedismo”, non poteva mancare quello che si pone, nonostante il desiderio di analisi di quarant’anni di ricerche e di gap, come un grande omaggio. Per poter rivedere, o per la prima volta scoprire, la disposizione e il “dialogo” tra le opere di Andre e Artschwager, Boetti e De Maria, Kounellis e Ryman, Weiner e Zorio.




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