L’idea è di unire come attraverso un filo perizia artigianale, creatività, eccellenza del design, espressione artistica tout court: dalla serie di tavoli scultura di Chia (lavori da alchimista delle forme, bricoleur trasformatore, come scrive lo stesso artista per presentare le opere) alle miniature dorate di oggetti celebri (una per tutte la mitica poltrona Proust) di Mendini, gingilli preziosi, ma conditi da una certa, gustosa, ironia (come non pensare agli estremisti del less is more? o quelli del funzionale a tutti i costi?), ai vasi-assemblaggi tutti coloratissimi in vetro e ceramica di Sottsass. Che hanno nomi di animali, fogge geometriche e sono dipinti –nelle parti di ceramica- con colori acrilici. “Quasi eterni” spiega lui. E se le tinite non dovessero reggere incolumi all’urto del tempo “diventeranno i colori di qualche fantasma. Di qualche amata memoria”. Testimoni anche loro di un breve racconto. (giulietta neri)
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