Sarà tema bollente per i prossimi mesi, almeno fino all’8 dicembre, quando inizierà (ormai non più a sorpresa) il Giubileo di Papa Francesco. E che ha innescato, a catena, specialmente a Roma, una serie di reazioni contrastanti su quella che sarà la “città aperta” ai milioni di pellegrini che arriveranno. Anche perché l’evento mondiale durerà tutto il 2016, fino alla metà di novembre.
Il Sindaco Marino, dopo le ombre di Mafia Capitale, i suoi assessori indagati, Affittopoli e le “assenze” quotidiane dalle vicende della città, è stato accusato dal suo stesso partito di un’altra serie di passi sbagliati: «Dal Comune di Roma vecchia politica: si parte dalle cifre ma non dai progetti. Tanti soldi ma per fare cosa?», ha chiesto via twitter il deputato PD Anzaldi.
Già, perché pare che i milioni stimati dal Campidoglio già si aggirino a cento. Destinati, senza ombra di dubbio, a lievitare di giorno in giorno. Ma per fare cosa ancora non si sa. Anche la Capitale, insomma, sembra aver trovato il suo “Expo” sotto altra forma e oggi ha il compito di dover iniziare a pensare a come arginare un’orda di milioni di pellegrini e soprattutto a come far funzionare la città senza “magnarci” sopra. Marino, dal canto suo, non può fare altro che difendersi, e ha ricordato come al Giubileo del 1999 ci fossero persone esperte «che purtroppo poi sono finite in scandali, come Bertolaso. Noi stiamo andando in una direzione diversa: abbiamo un assessore alla legalità che controlla ogni appalto. Il Giubileo è soprattutto un evento spirituale, l’ha definito molto bene il Santo Padre, è il Giubileo della misericordia, non della cuccagna e delle poltrone».
Senz’altro. Il problema però è cercare il modo di far lavorare esperti che non finiscano in successivi scandali dovuti alla loro “partecipazione” all’organizzazione del Giubileo. E poi, forse, qualche commissario straordinario servirebbe a vigilare anche su una Giunta che ogni giorno pare vacillare. Senza contare i problemi endemici dell’assetto urbano della Capitale, trasporti, strade, rifiuti in primis.