Si è spento il 26 maggio a Milano, improvvisamente, a 74 anni, Valerio Riva, consigliere della Biennale di Venezia, membro della Commissione Mitrokin e tra le prime firme de “Il Giornale”.
Intellettuale, giornalista, scrittore e polemista, Riva è stato uno dei protagonisti più vivaci e meno prevedibili del dibattito culturale italiano. Giornalista fin da ragazzo, è stato tra gli autori della “Zanzara” del Parini, e ancora studente è stato collaboratore culturale dell’Avanti! Da oltre trent’anni era impegnato all’interno del mondo editoriale italiano. Negli anni Sessanta è stato tra i protagonisti del gruppo 63 e direttore editoriale della Feltrinelli: a lui si deve, tra l’altro, l’arrivo in Italia del Dottor Zivago, e la pubblicazione in Italia dei maggiori autori sudamericani, come Garcia Marquez. E’ stato poi responsabile delle pagine culturali dell’Espresso e vicedirettore dell’Europeo negli anni Settanta, quindi direttore editoriale della Rizzoli, oltre che giornalista attento e profondo conoscitore delle realtà politiche e sociali di molti paesi del Sudamerica, da Cuba alla Colombia. Negli anni 80 si è occupato di cinema come direttore artistico della Penta America del gruppo Cecchi Gori, per il quale ha lavorato e vissuto quattro anni a Los Angeles. Ha lavorato in Rai, dove negli anni Ottanta ha condotto il programma “Oggi e domani”, uno dei primi tentativi di tivù interattiva, dal quale ha tratto il libro “La breve vita del signor sì e no, ovvero i guai della diretta”. In seguito al crollo dei regimi comunisti ha frequentato e studiato i rapporti tra l’ex Unione Sovietica e i partiti comunisti occidentali lavorando sugli archivi di stato e del KGB, dai documenti dei quali ha tratto materiale per il libro “Oro da Mosca” (1999). Da tre anni consigliere della Biennale di Venezia, è stato una delle voci più controverse e polemiche all’interno del consiglio.
Valerio Riva fa il pelo e contropelo a Bonami
[exibart]
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