Scusate il Disturbo a Milano è diventata un’istituzione. È un momento di raccoglimento per sostenere, attraverso un’asta di beneficenza, una realtà che esiste da 10 anni, e che fa del bene, lavorando sodo e sviluppando, anno dopo anno, progetti verso l’esterno. Si tratta del Volo onlus, una comunità terapeutica che si occupa di ragazzi borderline. Da qualche anno si è deciso di accostare l’arte visiva alla comunità, sia attraverso laboratori d’arte, sia con delle aste in cui gallerie italiane, collezionisti e tanti artisti, donano un’opera a scopo benefico. Quest’anno è il PAC che ha accolto questa bella esperienza e che domani ospiterà l’incanto delle opere di Maestri come Pistoletto e Kounellis, fino a quelle di giovani come Thomas Berra, Luca De Leva, Bros. Abbiamo interpellato Paolo Colonna, che è stato fondatore, insieme a Giorgio Rezzonico e Rita Bisanti, del Volo, e che da anni è esempio di cosa si può fare – di bene – nella nostra società.
Paolo, perché è nato il Volo?
«Abbiamo creato l’unica Comunità Terapeutica italiana per curare e reinserire nella società giovani con disturbi psichiatrici di personalità di tipo borderline. Sono disturbi gravi, in crescita ma in gran parte guaribili. Con la professionalità e la passione di psichiatri, psicologi ed educatori si sviluppa un’attività terapeutica residenziale molto intensa per circa 18 mesi e per aiutare il reinserimento abbiamo creato un catering, una trattoria e un’attività di orto frutta».
Perché avete deciso, anni fa, di fare un’asta? C’era qualche relazione con l’arte?
«Durante i 18 mesi in Comunità la terapia prevede 3 attività terapeutiche – cucina, informatica, orto frutta – e il laboratorio d’arte, che è l’attività preferita. L’arte è un grande mezzo di comunicazione, un modo di ritrovarsi e gli artisti che aiutano i ragazzi l’hanno prima intuito e poi profondamente apprezzato. Un incontro di sensibilità e una grande generosità di un gruppo di artisti ha poi portato a un’asta che, ormai alla sesta edizione, è diventata una tradizione e una grande occasione per finanziare progetti indispensabili al reinserimento lavorativo dei nostri ospiti».
Il PAC è una sede importante. Pensi che il trinomio istituzione/beneficenza/cultura in Italia possa essere vincente?
«Malgrado i vincoli del sistema burocratico in Italia, la differenza la fanno sempre le persone, la loro sensibilità e generosità. Nel mondo dell’arte e della cultura, il valore dell’Uomo è sempre centrale. Da alcuni anni noto una vicinanza sempre maggiore delle istituzioni culturali pubbliche e private con i temi del sociale, un’apertura e coinvolgimento nel mondo del disagio che ci circonda». (Rossella Farinotti)