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Se la scienza avesse un’immagine estetica, quale sarebbe? Se ne discute alla Fondazione Sandretto, a partire dalla metamorfosi delle forme

di - 6 Marzo 2013
“L’estica della scienza” è il titolo dell’incontro che la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino propone per la serata dell’8 marzo; un approfondimento che vuole mettere in luce i rapporti che vi sono tra le due discipline, in apparenza molto distanti, rispetto alla mutazione e metamorfosi delle forme. Al tavolo dei relatori il filosofo della scienza Giulio Giorello, il direttore artistico del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato Marco Bazzini, lo storico dell’arte Francesco Poli e l’artista Giuliana Cunéaz, che poer l’occasione presenterà anche il nuovo catalogo, intitolato 3D, e che mette in scena proprio una dimensione da inganno stereoscopico, vicina all’idea di esplorazione di nuovi mondi dove l’immaginario scientifico si fonde con un’idea di paesaggio alieno, come accade anche nelle opere di Tomas Saraceno, Loris Cecchini e Olafur Eliasson, artisti che hanno raccontato di infinite varianti genetiche partendo da una semplice singola struttura.
Ma in realtà il rapporto tra arte, scienza e tecnologia è simbiotico da tempo immemore, dalla composizione delle tecniche pittore alla chimica dei materiali, fino alle meccaniche ibride, anche utilizzate per un’indagine sul corpo negli anni ’90, ai cheap attuali e alle nanotecnologie, che operano un’azione partendo dalla scala, leggi dimensioni, del mondo biologico. Una conferenza che forse, in qualche modo, sarà più sognatrice che scientifica, ma che restituirà fascino a quelle applicazioni che spesso si mostrano come sterili raccolte di calcoli e diagrammi, che spesso però sono ancora più difficili da tramutare in parole: lo stesso Albert Einstein raccontava che il suo pensiero scientifico, fino ad uno stato avanzato del ragionamento, gli si presentava sotto forma di immagini.

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