Tutto il mondo è paese. Anche le casse dei musei britannici languono, e la “regina” Tate accusa qualche sintomo d’indebolimento. Se il governo inglese decrementa le risorse finanziarie destinate alle gallerie pubbliche, di contro, il mercato dell’arte contemporanea non fa che lievitare: tenere aggiornate le collezioni diventa un lusso.
Ma il direttore delle Tate galleries, Nicholas Serota, non rassegnandosi all’idea di un progressivo deperimento della prestigiosa collezione – “Nessun museo può sopravvivere restandosene immobile. Noi abbiamo il dovere di acquisire opere d’artisti viventi, per costruire la collezione leader d’arte britannica nel mondo” – ricorre al necessario escamotage. L’appello è rivolto ad alcuni dei più grandi artisti contemporanei: regalare un’opera alla Tate, farsi avanti con delle libere donazioni, per dare nuovo smalto alla collezione.
Le new entry saranno divise tra le quattro sedi, Tate Britain, Tate Modern, Tate Liverpool e Tate St. Ives. I risultati dell’appello? Hanno già aderito, tra i tanti, David Hockey, Frank Auerbach, Anish Kapoor, Damien Hirst, Lucian Freud, Louise Bourgeoise, Tony Cragg, Rachel Whiteread, Rebecca Horn, Gilbert and Gorge. Parallelamente, altre iniziative di natura privata concorreranno a sostenere la campagna di rinnovamento della Tate collection: donazioni di collezionisti, prestiti a lungo termine e la creazione di un fondo permanente per la promozione di acquisizioni, ricerca e conservazione. (helga marsala)
[exibart]
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