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Statistiche, Federculture presenta il secondo rapporto sulla cultura in Italia

di - 21 Aprile 2004

Cresce la domanda di cultura, si sviluppano nuove forme di consumo e di turismo. Quali i modelli e gli scenari della nuova società urbana? Come reagisce il settore dei beni e delle attività culturali rispetto alla crisi dei settori economici tradizionali? Come rispondono lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali alle esigenze della domanda e come si va configurando il ruolo del privato anche alla luce della nuova normativa? Qual è il peso economico del settore e in che modo la cultura contribuisce allo sviluppo economico e sociale del Paese? Quali prospettive occupazionali e quali nuove professionalità si stanno delineando?
A tutte queste domande risponde il Secondo Rapporto Annuale Federculture, edito da Allemandi e presentato lo scorso 19 Aprile a Roma.

In crescita sia la domanda di cultura da parte dei cittadini che la disponibilità a spendere per il tempo libero: i consumi delle famiglie per la cultura aumentano del 2,1% nel 2003 rispetto all’incremento dell’1,2% del 2002. Il fatturato del turismo culturale è in continua crescita da cinque anni e ormai rappresenta il 23% del totale dell’industria turistica nazionale. Mentre nel 2003 la produzione industriale è calata (-7% rispetto al 2002) il valore del turismo sul PIL nazionale è salito al 5.6%.
Il dato sorprendente è che patrimonio culturale italiano appartiene, per gran parte agli Enti Locali (Comuni e Province): il 43% dei musei, il 38,4% dei teatri, il 47% delle biblioteche, per esempio, è di proprietà delle amministrazioni comunali che, negli ultimi anni, hanno riconosciuto il valore e l’utilità di promuovere i loro territori attraverso la valorizzazione delle risorse turistiche e culturali.
Il settore, dunque, non solo regge, ma è protagonista del rinnovamento delle città. Per questo occorre ripensare a scelte e priorità nella politica economica e sociale del Paese. A fronte di ciò, infatti, le risorse diminuiscono.
Basti pensare che il solo turismo culturale, infatti, contribuisce per l’1,3% del PIL, mentre nel budget dello Stato la quota destinata alla cultura è pari allo 0,39 % dell’intero bilancio.
Inoltre la Finanziaria ha ridotto la capacità di intervento di Comuni e Province mentre diminuisce l’investimento dei privati e delle Fondazioni ex bancarie nel settore.
La grande sfida che attende il sistema turistico e culturale italiano riguarda, pertanto, la sua capacità di governare e orientare i flussi di traffico turistico, di valorizzare, promuovere e disciplinare l’accesso al patrimonio culturale, di introdurre e applicare tutte le innovazioni tecnologiche che possano favorire la più corretta e completa fruizione dei beni, di studiare forme opportune ed efficaci di coordinamento e di collaborazione tra tutti i soggetti- amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni non profit interessati allo sviluppo del settore.
Accertata la potenzialità occupazionale dell’insieme dei servizi legati alla cultura e al turismo è necessario predisporre strumenti e modelli di qualificazione e formazione professionale rivolti sia agli operatori pubblici che ai privati, anche avvicinando le attuali grandi distanze tra il mondo dell’Università e della ricerca con le realtà d’impresa e del lavoro. Solo in questo modo sarà possibile qualificare l’intero sistema dell’offerta e fornire reali sbocchi all’occupazione.


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