Domani alle 11, all’Anteo di Milano, saranno finalmente svelati gli 11 video finalisti del primo contest “Talent Video Awards”, ideato dall’associazione milanese
careof in collaborazione con la Direzione Generale per le Arti e le Architetture contemporanee e periferie del Mibact. E dopo l’intervista alla Direttrice
Federica Galloni, e l’annuncio dei “
quasi-vincitori“, a raccontare il progetto nello specifico ora è il team di careof:
Martina Angelotti,
Marta Bianchi e
Lia Manzella.
Come è nata l’idea di Talent Video Awards, dopo le passate edizioni di ArteVisione?
«Nell’anno del trentennale di Careof abbiamo voluto sviluppare una serie di progetti che insistessero su tre parole chiave per il nostro futuro: formazione, produzione e networking e che valorizzassero una ricerca sull’immagine in movimento, su cui Careof lavora dal 1987. Il Talent Video Awards in particolare nasce dall’idea di testare la produzione e lo sviluppo dei molteplici approcci nei confronti dell’immagine in movimento, soprattutto all’interno degli istituti di formazione preposti all’arte visiva e al cinema nel territorio nazionale. TVA si prepone un duplice scopo: da un lato è la modalità con cui realizzare una mappatura ed evidentemente evidenziare lo status quo della formazione attuale in Italia per quanto riguarda il cinema e le sue derivazioni, dall’altro quello di offrire un’occasione di stimolo e crescita professionale, anche attraverso una partnership importante come quella del FIDMarseille che si caratterizza come uno dei Festival più interessanti a livello europeo e che, con la piattaforma FIDCampus dedicata ai giovani artisti/registi, coniuga perfettamente il discorso formativo con quello produttivo. ArteVisione, progetto che Careof porta avanti dal 2013 insieme a Sky Academy e Sky Arte – e che ha acquisito una credibilità ancor più importante soprattutto con le ultime due edizioni – si concentra su una generazione di artisti di età e maturità superiore. TVA inoltre non si propone come obiettivo la produzione di un’opera video, quanto piuttosto rappresentare un trampolino e un’occasione di conoscere e farsi conoscere in una realtà internazionale e confrontarsi con un pubblico più ampio al di fuori dei banchi di scuola. Inoltre, il fatto di aprire la call sia ad Accademie che a scuole di Cinema, rappresenta la necessità di scardinare i confini fra arte e cinema in un processo più fluido, di ibridazione di linguaggi e relative modalità di fruizione. Last but not least, un lavoro che ha ispirato e in qualche modo incentivato il Talent Video Awards è stato senza dubbio quello del Premio TENT, ideato dall’omonima organizzazione olandese di cui Careof è stata partner per diversi anni, che nasceva proprio con l’intenzione di sviluppare un discorso attorno all’immagine in movimento, sia come linguaggio espressivo sia come approccio tematico alle intricate questioni contemporanee».
Che difficoltà avete avuto nel comunicare il progetto e nel raccogliere partecipazioni di livello? A questa domanda assocerei che molti vengono da Milano e pochi altri da altre aree: c’è più attenzione a Milano per una vicinanza a Careof o perché la qualità è migliore?)
«Non parlerei di difficoltà , occasioni come questa sono piuttosto opportunità . Vero è che in Italia, non tutti gli Istituti preposti alla formazione si interessano o sono organizzati a promuovere un discorso attorno all’immagine in movimento, come in altri paesi europei. Quindi c’è ancora molto lavoro da fare. Alcune accademie non hanno corsi dedicati: mancano infatti percorsi teorici e di studio che guardino oltre alle tradizionali forme espressive di scultura e pittura. Gli studenti però, per fortuna, spesso sono molto più curiosi e lungimiranti delle regole istituzionali e dunque si attivano autonomamente. Questo ha fatto si che ciascun istituto italiano si sia fatto rappresentante di almeno uno studente partecipante al premio. Abbiamo ricevuto 97 application e coinvolto oltre 50 Istituti con i relativi direttori e docenti. In alcune regioni è stato più difficile arrivare e sicuramente il Nord Italia ha avuto una partecipazione più attiva, non fosse altro perché è il territorio in cui Careof opera attivamente da trent’anni. Ma d’altra parte il premio serviva anche a testare le “temperature” del paese e gli orientamenti e laddove abbiamo ricevuto meno application ci sarà da lavorare di più sulla promozione e anche sulla sensibilizzazione al linguaggio. Abbiamo anche ideato, per questo, un secondo appuntamento di presentazione dei risultati del premio a Palermo, al cinema Deseta, grazie alla collaborazione dell’Assessorato alla cultura del Comune di Palermo. Questa città è senz’altro sotto i riflettori quest’anno, da un lato per la nomina a capitale italiana della cultura e dall’altro per Manifesta, che avrà nel 2018 la sua apertura ufficiale in città ».
C’è un “tema” più frequente di altri nelle proposte selezionate?
«La selezione presenta una eterogeneità interessante di formati e contenuti, che arricchiscono il panorama delle produzioni. Ci sono molti lavori che si concentrano su tematiche di attualità sociale, come quelli dedicati al tema della migrazione, ma anche opere più documentaristiche, che partono da esperienze autobiografiche per raccontare il rapporto con il territorio e la memoria storica che gli appartiene. A questo si aggiungono diverse riflessioni “al femminile” che riportano l’attenzione alla tematica femminista, in un momento in cui il ruolo della donna nella società torna ad essere centrale in un’ottica politica e filosofica».
Come continuerĂ TVA nel futuro?
«L’intenzione è quella di proseguire per offrire occasioni di scambio e crescita per i giovani artisti nati o cresciuti in Italia. Una volta fatte le giuste riflessioni e valutazioni, lavoreremo a stretto contatto con il MIBACT – con cui del resto condividiamo le stesse finalità culturali e educative – per esplorare le possibilità di proseguire insieme in questo progetto. Vi terremo sicuramente aggiornati!».