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Tempi duri per le Scuole di Arti e Mestieri capitoline. Una storia antica, rimasta senza contratto

di - 1 Dicembre 2017
È il 1871. La breccia di Porta Pia ha lasciato un segno indelebile nella storia del Paese e Roma è da poco stata annessa al neonato Regno d’Italia, divenendone la capitale. Nasce in quel momento la Scuola di Arti e Mestieri “Nicola Zabaglia”. È la prima di quattro, gestite direttamente dal Comune per educare a professioni antiche quanto nobili. Non resta sola a lungo. In un tempo brevissimo, seguono la Scuola di Arti ornamentali, frequentata in passato anche da studenti eccellenti come Umberto Boccioni e Mario Mafai, la scuola di Scienza e Tecnica e la Scuola “Ettore Rolli”, quest’ultima incentrata sulla fotografia.
Oreficeria, pittura, ceramica, arazzi, vetrate, lavorazione delle pelle, moda, restauro, erboristeria ma anche fotografia digitale e web design, sono solo alcuni dei circa 150 corsi offerti, oggi, dai quattro istituti, in un dialogo continuo tra artigianato d’eccellenza e progresso tecnologico. Luoghi d’incontro e di formazione, tanto più importanti perché baluardi di tutela e conservazione di tradizioni che altrimenti rischierebbero di scomparire. Non solo. Si tratta anche di un utile servizio sociale che consente di far fronte alla precarietà strutturale del presente, formando specifiche professionalità non solo tra giovani inoccupati ma anche tra tanti disoccupati non più giovanissimi. Una gloriosa tradizione a rischio da anni, minacciata e penalizzata nel recente passato da aumenti sconsiderati delle rette, assenza di pubblicità, calo delle iscrizioni, chiusura di sedi, accorpamento delle classi, precarietà degli insegnanti, assegnazioni di competenze a differenti assessorati con conseguente impaludamento burocratico. Oggi a questi già spinosi problemi se ne aggiunge un altro, non meno annoso: il mancato rinnovo dei contratti di docenza. Il risultato è stato il mancato avvio dei corsi a settembre, con una condivisa sensazione che la via intrapresa dall’Amministrazione capitolina sia quella del progressivo smantellamento.
La speranza è che si tratti solo di una triste previsione e che questa non trovi poi concretezza nella realtà. Se invece, come si teme, il presagio dovesse realizzarsi, rappresenterebbe l’ennesimo pezzo di storia cittadina che si sgretola, l’ulteriore prova di una capitale europea non sempre all’altezza della sua plurimillenaria storia. Non resta che augurarsi il meglio. (Carmelo Cipriani)

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