La traccia lasciata dall’uomo è un elemento di una serie che si estende al di là e al di qua del suo tempo e di cui egli segna forse l’inizio o la fine o solo un punto intermedio a seconda della posizione che l’individuo occupa su una certa linea. A segnare l’inizio di un linguaggio visivo ricco di messaggi e libero di interpretazioni, è la Valle Camonica.
Dai graffiti preistorici a quelli realizzati sotto la direzione artistica di Ozmo durante l’appuntamento “Wall in Art”, il legame fra il passato più remoto e il presente è sempre più stretto. Il progetto coordinato da Sergio Cotti Piccinelli e Simona Nava ha visto, in questa edizione, protagonisti lo stesso Ozmo, che con l’opera, Barbalut o Uomo Selvaggio o San Glisente o San Onofrio o Uomo Preistorico, realizzata sulle pareti della casa del parco di Vezza d’Oglio, gioca sul nostro immaginario rimandandoci, attraverso immagini e simboli, alle tradizioni e leggende del luogo. Gaia che con The Human Condition mescola sacro e profano, tradizione e attualità rileggendo le remote tracce del paese di Monno e (Never) 2501 che, a Paspardo, crea le opere Omaggio a Pino Tovaglia, Bob Noorda, Roberto Sambonet e Bruno Munari. La danza di Shiva e Pizzo Badile/Concarena e pare quasi d’esser buoni. Il suo è un lavoro sul dualismo e sulla scomposizione/compenetrazione delle forme, che si confronta con l’antico simbolo della rosa camuna in un dialogo di continuità con artisti e designer come Bob Noorda e Bruno Munari. Così in questa Valle i segni continuano a imprimersi non solo sulle pietre e sui muri, ma anche sulle menti degli abitanti e di chi ne fa conoscenza.
Segni sono anche le esperienze di arte pubblica di aperto_art on the border, un progetto, tra i numerosi proposti dal Distretto Culturale della Val Camonica e diretto da Giorgio Azzoni, che alla sua settima edizione, rilegge gli antichi saperi artigianali attraverso i Pezzotti d’artista, facendo così riemergere una tradizione che ha attraversato la storia di Monno e che si sta lentamente spegnendo. I pezzotti sono Tappeti di tessitura, che le donne del paese continuano a lavorare sui telai antichi, un’arte nata nella seconda metà del 900’ e che rischia di non avere un cambio generazionale. Per recuperare questi mestieri, che sono le fondamenta del nostro paese, bisogna possedere una certa lungimiranza e molta passione, caratteristiche che in Val Camonica di certo non mancano e che hanno permesso la creazione di 6 di questi “pezzi”. Essi sono stati realizzati sulla base dei disegni di 6 artisti: Stefano Boccalini, Umberto Cavenago, Ettore Favini, Claudia Losi, Angelo Sarleti e Wurmkos e grazie alla maestria della signora Luigina Melotti che, lavorando incessantemente al suo telaio ha potuto dare vita a queste opere, visibili nei locali dell’ex asilo di Monno. Contemporaneamente, in questi spazi verrà aperto un laboratorio dove le donne artigiane del paese si metteranno a disposizione per trasmettere la loro antica tecnica, proseguendo nella creazione di opere che hanno già lasciato il segno. Su questa linea visionaria e innovativa, la Val Camonica imprime la sua storia, continuando ad essere fucina di idee, opere e progetti. (Martina Grendene)
Foto: Davide Bassanesi