Sono sculture candide ma che lasciano trasparire, nelle forme disorganiche che le compongono, una strana tragicità, un approccio decadente. Thomas Houseago, inglese di Leeds e di casa a Los Angeles, classe 1972, sbarca oggi a Villa Borghese, in un dialogo con il passato meraviglioso del Bernini, con due grandi “giganti” in gesso, juta e tondini in vista, nello spazio dell’Uccelliera, e all’ingresso della Galleria con una nuova scultura. «Sono sempre più affascinato dalla rappresentazione della figura – come le differenti tradizioni, tecniche e ideali, siano interpretate, rielaborate e trasmesse – e cerco di sviluppare un dialogo storico-artistico su di essa, la sua rappresentazione, e la potenziale energia o verità che può essere compresa ai nostri tempi. Nella Galleria Borghese c’è un’incredibile conversazione tra gli ideali classici, di architettura, pittura e scultura» scrive l’artista in occasione di questo nuovo progetto che, non a caso, da Gagosian porterà proprio il titolo di “Roman Figures”. Striding Figure (Rome I) e Standing Figure (Roman Figure I) sono proprio i corpi che si stagliano nella voliera del XVII secolo all’interno dei giardini del museo romano. Dove in quello che sembra un autentico cedimento strutturale, un collasso anatomico, del corpo umano si ritrovano proporzioni, muscoli, nervature: reminiscenze di reliquie dei tempi antichi, frammenti di postmoderno sottoposti allo stress del tempo. L’appuntamento da Gagosian è previsto invece per il prossimo 4 giugno, a distanza di qualche giorno dal “collasso” veneziano, giusto in tempo per riprendere il respiro che sembra uscire dai grandi torace delle due sculture che qui, davvero, fanno i conti con un glorioso passato. Anche di bellezza.