Categorie: Speednews

Tomàs Saraceno sul tetto del Metropolitan con una nuvola di 16 tonnellate. Apre martedì l’installazione “Cloud City”

di - 13 Maggio 2012
Le installazioni estive sul roof garden del Metropolitan di New York ormai vantano 15 anni di tradizione. Sul tetto del museo si sono avvicendati Ellsworth Kelly, Jeff Koons e, l’anno scorso, Anthony Caro. Ma quest’anno si sconfina: Tomàs Saraceno sarà il 16esimo artista ad esporre e porterà sul roof una nuvola riflettente. Certo, la stiamo buttando giù con un po’ di enfasi, ma Cloud City, è una costruzione poligonale composta da 16 moduli con pareti specchianti e parti in acciaio, in grado di capovolgere illusoriamente edifici, persone e alberi circostanti. Saraceno ha dichiarato che la sua fantasia sarebbe quella di veder volare via con un soffio di vento la sua Cloud City, di galleggiare e di volare, sfidando le nozioni convenzionali di spazio, tempo e gravità. «Si può avere una sensazione di leggerezza che è un po’ disorientante», ha ammesso l’artista. L’opening è per martedì.
Anne L. Strauss, curatore associato nel dipartimento di arte moderna e contemporanea del Met, ha visto il lavoro di Saraceno alla Biennale di Venezia 2009, dove la rete molecolare di corda elastica nera avvolgeva la grande galleria dell’ex Padiglione Italia: «Dopo aver visto quel pezzo, data la sua inventiva, ho pensato che Tomàs sarebbe stato l’artista ideale per creare qualcosa per questo sito, una sorta di meridiana in grado di dire quando la luce colpisce le finestre circostanti in alcuni punti» afferma la Strauss.
Al Met ciascuno dei progetti del tetto ha una propria serie di sfide. Cloud City è stato originariamente programmato per essere in mostra la scorsa estate, ma ottenere i necessari permessi di costruzione è durato più del previsto. Ci sono stati ritardi anche di fabbricazione. Anche perché, per essere così luminoso e “arioso”, Cloud City pesa 16 tonnellate, che i visitatori potranno esplorare all’interno ed all’esterno, ma solo in gruppo di 15 persone per volta.  Un’opera che però non appartiene né all’artista né al Met. È un prestito di Christian K. Keesee, un banchiere e collezionista di Oklahoma. Dopo il Met sarà di nuovo possibile vederlo nell’estate del 2013, al Green Box Arts Festival, Green Mountain Falls, Colorado, dove sarà collocato all’interno di una foresta, mutando completamente il suo impatto con l’ambiente.

Articoli recenti

  • Mostre

Con le sue opere Roberto Casti prova a rendere visibile l’inafferrabile: la mostra a Torino

Alla Galleria Simóndi, installazioni e dispositivi partecipativi evocano l’Aleph borgesiano riflettendo sulla permeabilità dello spazio domestico e sull’interdipendenza tra individuo…

9 Giugno 2026 12:30
  • Libri ed editoria

Da Goethe a David Bowie, la pittura come seconda vita: il libro di Mimmo Di Marzio

Nel libro Gli Insospettabili, Mimmo Di Marzio attraversa le vite parallele di scrittori, musicisti, politici e intellettuali che trovarono nel…

9 Giugno 2026 11:30
  • Beni culturali

È nata Leonardotheka: la piattaforma online che riunisce i manoscritti di Leonardo

Dopo oltre 400 anni di dispersione, Leonardotheka riunisce online il Codice Atlantico e i fogli di Windsor, offrendo una nuova…

9 Giugno 2026 10:30
  • Progetti e iniziative

OPENTOUR 2026: l’Accademia di Belle Arti di Bologna si apre alla città

Torna OPENTOUR 2026: l’Accademia di Belle Arti di Bologna coinvolge 31 gallerie e presenta oltre 500 opere, tra premi, performance…

9 Giugno 2026 9:31
  • exibart.prize

ARIANNA ELLERO. 2023–2026 – In cerca di attrito. La pittura precede la forma

La pittura si sviluppa come una superficie in trasformazione, dove velature, abrasioni, stratificazioni e depositi di materia generano immagini instabili,…

9 Giugno 2026 9:22
  • Mercato

La Venezia di Bellotto torna da Christie’s dopo 138 anni: stima fino a 6 milioni di sterline

Capolavoro giovanile del vedutista veneziano, il monumentale "Bacino di San Marco dal Canale della Giudecca" passerà al vaglio della casa…

8 Giugno 2026 18:28