Condividere la propria lingua madre con gli stranieri, e annullarla quando necessario. Un programma su più fronti, quella della Noa Language School di Amsterdam, che in un seminario di tre giorni, il prossimo 25, 26 e 29 giugno, ospiterà una serie di sessioni d’artista incentrati sull’uso del linguaggio, una serie di proiezioni di film e presentazioni per creare un approccio diverso nell’insegnamento delle lingue e riflettere su l’esperienza di vivere tra due o più lingue conosciute.
E tra i protagonisti della scena vi saranno anche la curatrice italiana, Amsterdam based, Angela Serino – ex curatrice in residence a Nosadelladue e da diverso tempo attiva su suolo olandese, e non solo, che curerà la proprio la rassegna, insieme all’artista Mounira Al Solh – e Francesco Bernardelli, teorico torinese, che dalla fine degli anni Novanta si è occupato di programmi e rassegne video dedicate ai rapporti fra le arti visive e le immagini in movimento. Non a caso Bernardelli sarà infatti chiamato a introdurre la proiezione di “Riddles of the Sphinx”, film del 1977 di Laura Mulvey e Peter Wollen. Di “contorno”, se così si può definire, anche una serie di indicazio per “Learning Language by Eating” date dall’artista Maryanna Maruyama al ristorante giapponese Hakata Senpachi, oppure una serata con “Johanna D’Arc of Mongolia”, lungometraggio del 1989 di Ulrike Ottinger. Scardinare per giocare su più livelli, senza affidarsi alle tradizioni di un percorso canonico di interpretazione, ma piuttosto un’educazione alla lingua, in un incontro tra performatività e sperimentazione di un nuovo approccio ad ampliare significati.