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Tredici anni, un abbandono e una mostra al MoMA. Ecco la nuova storia per Björk, che riparte sempre dall’Islanda

di - 1 Febbraio 2015
Con Matthew Barney è finita, e come accade agli artisti la rottura viene messa nero su bianco, stavolta inun prodotto che si intitola Vulnicura. Esatto, è il nuovo album dell’eclettica Björk, che racconta la sua fine di relazione con l’ex modello e artista più famoso d’America. E che ora diventerà in qualche modo “rivale” anche sul piano delle arti visive. Già, perché la ex ragazza degli Sugarcubes il prossimo 8 marzo, in concomitanza con la settimana dell’Armory Show, aprirà la sua restrospettiva al Museum of Modern Art di New York, dopo anni di corteggiamento da parte di Klaus Biesenbach, che curerà la mostra, e che dal 2000 insegue Björk – finora poco convinta che la sua potesse essere anche un carriera “appesa alle pareti”. Invece, il prossimo 7 marzo, oltre all’album e alla mostra, partirà anche il nuovo tour mondiale, proprio dalla Carnegie Hall di New York.
E anche al MoMA vi sarà musica, partendo dai suoi primi album fino a Biophilia del 2011: una mostra di un’artista che Biesenbach annuncia come “Grande creatrice di forme innovative che attraversano tutti i canali della nostra società guidata dai media”.
Lei, invece, continua a difendere la sua vita privata, ma ammette la “caduta”: «Con questo album parlo di quello che è successo, ho finito un rapporto di 13 anni, ed è probabilmente la cosa più difficile che ho fatto. Ti senti come se stessi subendo un intervento chirurgico a cuore aperto: tutto è fuori, e si dispone di questa urgenza e immediatezza. Ed è proprio ora che si deve esprimere se stessi. L’energia del crepacuore universale ti prende in ostaggio. E un album è un modo per “passarci sopra”».
E la mostra? Nei tre anni di preparazione (la cantante-artista si è decisa al curatore nel 2012), si è affrontata l’idea di come appendere una canzone su un muro, e con Biesenbach si è studiata la tradizione australiana indigena che trasforma canzoni e immagini in mappe. La retrospettiva, perché di questo un po’ si tratterà, sarà visitabile solo da 100 persone per volta, che con cuffie “cammineranno” in ogni album solista di Björk, ognuno dei quali avrà una stanza propria. «Ci sarà un po’ una cacofonia di suoni – ha dichiarato la cantante – sarà un po’ rischioso. Ma se non c’è rischio non vale la pena di farlo». Come se ormai non si cadesse sempre in piedi!

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