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Tutte le sfumature del dolce. Lo storico progetto di Gianfranco Baruchello, in mostra a Modena

di - 13 Settembre 2018
Chi ha detto che il dolce è solo un segnale elaborato dal cervello alla ricerca di alimenti ad alto contenuto calorico? Probabilmente un esperto biologo ma ognuno di noi sa che c’è anche qualcosa d’altro, in quel sapore che non tutti riescono ad apprezzare e nelle cui sfumature si ritrovano ricordi di infanzia e tracce di erotismo ma anche tetri presagi. Chiedere, per esempio, ad Hansel e Gretel. Gianfranco Baruchello l’ha chiesto anche a operai, immigrati, pasticceri, filosofi, scrittori, poeti e psicoanalisti, nell’ambito di Doux comme saveur (A partire dal dolce), progetto concepito nel 1978, che sarà esposto dal 14 settembre negli spazi del MATA – Ex Manifattura Tabacchi, presentato da Fondazione Modena Arti Visive, in collaborazione con il MART-Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e con la Fondazione Baruchello di Roma, in concomitanza con il festivalfilosofia, rassegna in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 14 al 16 settembre e, quest’anno, dedicata ai temi del vero, del finto e del falso.
I video che compongono l’installazione saranno proiettati per la prima volta dopo il recente restauro delle pellicole originali e sabato, 15 settembre, alle 18.30, Gianfranco Baruchello incontrerà il pubblico e discuterà il progetto con Carla Subrizi, Presidente della Fondazione Baruchello, e Gianfranco Maraniello, Direttore del MART.
Nel 1978, Baruchello concepì un progetto che prevedeva la realizzazione di un libro in copia unica e di un film di interviste, sul tema del sapore dolce. Il libro-oggetto prende forma attraverso la raccolta, in fotocopia, da parte dell’artista, di disegni, ritagli di riviste e giornali, appunti, circa 150 pagine, rilegate con una copertina in cartone spesso. L’anno successivo, a Parigi, il libro costituì il punto di partenza per una lunga serie di interviste, condotte dallo stesso Baruchello e insieme a persone comuni, incontrate sul proprio posto di lavoro, e con esponenti di primo piano della cultura, come Jean-François Lyotard, Félix Guattari, David Cooper, Pierre Klossowski, Alain Jouffroy, Paul Virilio, Gilbert Lascault e Noëlle Châtelet. Le riprese furono curate insieme al cineasta sperimentale Alberto Grifi e gestite dall’improvvisazione, per riflettere in maniera informale e trasversale sul dolce e sulla dolcezza, facendo liberamente scaturire un racconto che va dal latte materno alle favole, dal ricordo del sapore dolce al mito, tra simbolo e realtà, cultura, antropologia e società, partendo dal cibo e ampliando il campo di indagine fino all’intima essenza dell’uomo, alle sue paure e ai suoi desideri.

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