Dalla Partie de cartes dei fratelli Lumière – «Al tavolo siedono tre giocatori, ridono a crepapelle ma non si ode alcun suono. Sembra che quegli uomini siano morti e che le loro ombre siano condannate a giocare eternamente a carte, in silenzio» scriveva il grande scrittore russo Maksim Gorkij in una recensione cinematografica ante litteram – ad Hallucinaut, di Daniele Auber, prodotto da Terry Gilliam e realizzato grazie a una campagna di fundraising su Kickstarter, una breve passeggiata psichedelica tra le linee del palmo di una mano, dove attori interagiscono con animatroni modificati digitalmente.
Un viaggio dal bianco e nero agli effetti virtuali, trattenendo il respiro per una manciata di minuti. Il cortometraggio attraversa la storia cinematografica, le culture, le tecnologie e i linguaggi, narrando le storie con un ritmo serrato, in cui tutto è ridotto all’essenziale e allo spettatore spetta il compito di lasciarsi coinvolgere in una narrazione da completare. Da un po’ di tempo non più un prodotto cinematografico di seconda fascia, come dimostrato dai lavori dei fratelli Wachowski, di Lars Von Trier e di Wes Anderson, al cortometraggio sono rivolti festival specifici e premi ambiti, dal Clermont-Ferrand all’Oscar, e migliaia di appassionati, armati di buona volontà e, in alcuni casi, anche di competenza, vi si dedicano.
Da oggi fino a sabato, a Napoli, si svolgeranno due festival internazionali, per esplorare tutte le sfaccettature geografiche e metodologiche del cortometraggio, dalle ricerche di giovani studenti europei
alle ultime sperimentazioni taiwanesi.
All’Accademia di Belle Arti (foto sopra), dal 18 novembre al 20 novembre, si terrà la seconda edizione dell’Academy of Fine Arts Film Festival, dedicato ai cortometraggi prodotti dalle Accademie di Belle Arti nazionali ed europee. Considerando che nel film, a prescindere dalla durata, si condensano più ambiti di ricerca, nei tre giorni si terranno cicli di seminari e incontri ad ampio raggio e specificamente rivolti agli studenti, con la partecipazione del regista Antonio Capuano, del regista e fumettista Alessandro Rak, del gruppo di videomaker The Jackal, del filosofo Mario Costa, dell’artista Rosy Rox e della scrittrice Maria Rosaria Selo.
In primo piano, ovviamente, le proiezioni prodotte dagli allievi delle Accademie. In attesa dell’insindacabile esito finale – la giuria coordinata da Mario Franco, Fabio Donato e Stefano Incerti individuerà il miglior cortometraggio, al quale sarà attribuito un premio in denaro – si può provare a indovinare chi sarà il prossimo Steven Spielberg.
Un titolo schiettamente napoletano ma dal linguaggio internazionale per O curt, il festival giunto alla XV edizione che vuole coniugare le peculiarità del contesto locale e le molteplicità delle esperienze da tutto il mondo, nel segno di una cinefilia globale e condivisa. Dal 18 novembre al 21 novembre, tra l’Istituto Francese, l’Istituto Cervantes e il museo PAN, si svolgerà un programma denso di appuntamenti,
dall’omaggio al regista Salvatore Piscicelli, a Godardorama, dedicato al maestro della Nouvelle Vague, passando per Soiree Allemande e per Finestre a Oriente, in collaborazione con l’Istituto Confucio.
Anche in questo caso, la giuria, presieduta da Sergio Castellitto, avrà il suo bel daffare, per scegliere tra decine di produzioni, dai quattro angoli del mondo. Ben cinque le sezioni competitive, “‘O Curt Internazionale”, “‘O Curt Internazionale Animazione”, “‘O Curt Nazionale”, “‘O Curt Napoli” ed “Educational”, aperta ai cortometraggi nati in contesti scolastici ed educativi. (Mario Francesco Simeone)