Che l’Emilia sia terra di cantanti e musicisti è cosa nota. E forse è anche per questo che alcune figure, nonostante non abbiano avuto una carriera nella zona, anzi, sono piuttosto radicate nell’immaginario collettivo. Una di queste icone è sicuramente il “Beatles” John Lennon, che a Castelnuovo Rangone, piccolo centro alle porte di Modena, ha anche un parco e una scultura dedicate. L’ex marito di Yoko Ono e “poeta, musicista e pacifista” è però di nuovo sulla cresta dell’onda con due omaggi che vengono proprio dall’Emilia, dove oggi si inaugura a Modena, Palazzo Santa Margherita, “All you need is Love. John Lennon artista, attore, performer”, in occasione del Festival della Filosofia, e da Bologna, dove al Museo della Musica, in concomitanza con Arte Libro, si aprirà il 18 settembre “Literary Lennon. John Lennon scrittore”.
Due facce dello stesso grande artista e attivista, che ripercorreranno a partire dagli anni ’60, alcuni dei momenti più importanti della sua carriera. A Modena in realtà la lente con la quale si osserva l’eclettismo dell’ex Beatles è soprattutto rivolta al tema del Festival di quest’anno: “Amare”. Ed è così che in scena vi sono gli scatti dell’intimità con Yoko Ono, tra cui la celebre immagine scattata da Annie Leibovitz, piuttosto che la “Bag One”, la cartella di 14 litografie pensata dall’artista come regalo di nozze per Yoko, in occasione del loro matrimonio nel 1969. Una cartella che venne esposta per la prima volta il 15 gennaio 1970 alla London Arts Gallery e immediatamente sequestrata da Scotland Yard per l’alto tasso di erotismo di cui erano permeate le stampe. A cura di Enzo Gentile, Marco Pierini, Antonio Taormina, con anche la collaborazione di Beatlesiani d’Italia Associati, la mostra di Modena sarà la parte romantica rispetto a quella più “letteraria” di Bologna, che parte idealmente da In His Own Write, il primo libro di brevi racconti e poesie del musicista, da lui stesso illustrato, edito nel 1964 dall’editore Jonathan Cape di Londra, a cui seguì il meno fortunato “Spaniard in the Works”. In realtà i volumi dovevano essere una trilogia, ma Lennon interruppe i rapporti con l’editore, continuando però a scrivere senza velleità editoriali fino alla sua morte. Un’esperienza che determinò in gran parte anche la sua carriera nella band: non è un caso che il titolo A Hard Day’s Night compaia per la prima volta, prima che su vinile, in un racconto di In His Own Write.
«L’idea di realizzare, cinquant’anni dopo l’uscita del suo primo libro, un progetto dedicato al Lennon scrittore, non vuole essere una retorica rievocazione o un semplice omaggio, ma l’occasione per riproporne uno degli aspetti forse meno conosciuti, ma sicuramente tra i più affascinanti» affermano i curatori. Lennon è morto? Viva Lennon. E viva la libertà che il suo percorso ha rappresentato per milioni di individui, sicuramente per più di un paio di generazioni.