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Tutto Bologna/7. Da Fantomologia al CUBO Unipol a Guido Segni da Adiacenze

di - 2 Febbraio 2019
Mentre Arte Fiera apriva agli invitati, giovedì, a due passi dai padiglioni nella sede di CUBO Unipol, inaugurava la seconda edizione della rassegna “das – dialoghi artistici sperimentali” con una importante mostra dal taglio storico-internazionale e attualissima. Il focus è sull’ambiente, affrontato tenendo in conto quattro declinazioni racchiuse e descritte dal termine ‘fantomologia’, coniato dal polacco Stanislaw Lem nel 1964. L’ambiente è qui tecnologico e riguarda il flusso di dati in cui siamo immersi, l’ambiente è sub-atomico e include le dimensioni microscopiche del mondo fisico che abitiamo ed è anche inteso come fenomenologico, invisibile e altrettanto immersivo, e poi naturalmente urbano e architettonico.
“Fantomologia. Dal micro al macro ai fenomeni del reale”, affronta tutti gli aspetti assieme, attraverso opere scelte del maestro, architetto artista Ugo La Pietra, che da oltre cinquant’anni propone una riflessione cosiddetta “disequilibrante”, e di STANZA, artista britannico, pioniere sin dalla metà degli anni Ottanta della sperimentazione sul rapporto uomo-tecnologia. A curare la mostra, Marco Mancuso, che porta avanti in Italia una ricerca appassionata sull’impatto delle tecnologie e della scienza sull’arte (si veda il suo testo di nuova pubblicazione con Mimesis, Arte, Tecnologia e Scienza. Le Art Industries e i nuovi paradigmi di produzione nella New Media Art contemporanea), Daniela Tozzi direttore artistico insieme ad Amerigo Mariotti dello spazio espositivo Adiacenze di Bologna, e la storica dell’arte Ilaria Bignotti.
Il progetto vede dedicato, a ognuno degli artisti, uno spazio distinto all’interno dei due bracci paralleli della struttura del CUBO: nella Mediateca è possibile fare esperienza con le Immersioni – Caschi sonori di La Pietra del 1967 e col suo Commutatore del 1970. Vista poi la destinazione d’uso di questa ala, l’approfondimento continua sui tavoli interattivi e con le proiezioni dei video appositamente realizzati dall’Archivio dell’artista, che presentano materiali storici anche inediti, come il film del 2015, dal titolo Progetto disequilibrante, volto a ripercorrere le fasi salienti della sua importante ricerca.
In dialogo diretto, al di là del cortile nello Spazio Arte, troneggia la grande installazione, di circa 24 metri quadrati, di STANZA, una vera e propria città “ideale” in scala, viva e pulsante per via dei dispositivi collegati in rete di cui si costituisce. Assemblata site specific ripropone una possibile mappa di Bologna costruita con circuiti e componenti elettronici recuperati prima che fossero dispersi, ma realmente funzionanti nelle loro parti meccaniche e software.
The Nemesis Machine – From Metropolis to Megalopolis to Ecumenopolis è una opera viva altrettanto esperienziale in rapporto a quelle di La Pietra, che funziona in tempo reale, attivando luci e meccanismi sulla base delle informazioni ambientali raccolte, anche dati di sorveglianza e sicurezza, a noi non immediatamente percepibili. Oltre ai tre oli su tela, Time PastTime PresentTime Future del 2012, la totalità di opere si realizza con l’interazione del pubblico e a partire dalle restituzioni performative.
Il percorso di mostra infatti si completerà sabato, 2 febbraio, quando alle 21.30, in anteprima nazionale, Evelina Domnitch e Dmitry Gelfand, il duo sovietico che firma Force Field L’ambiente subatomico, performeranno un atteso live audio-video che contribuisce a descrivere le intersezioni tra arte, musica, performance e fenomenologia della scienza. La mostra resterà visitabile fino al prossimo 6 aprile.
Intanto ieri il programma del CUBO ha inaugurato il primo dei talk della rassegna das, dal titolo “L’ambiente fenomenologico: una energia invisibile. Immersioni e fenomeni dell’arte contemporanea”, a cui hanno partecipato Ariane Koek, Alfredo Cramerotti e Ugo La Pietra, moderati da Ilaria Bignotti e Marco Mancuso. A seguire alle 19.30 presso Adiacenze, sempre a cura di Marco Mancuso e insieme ad Alessandra Ioalè, ha aperto la mostra di Guido Segni, “Fino alla fine”. (Cristina Principale)

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