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Umberto Croppi ritira la sua candidatura a sindaco di Roma. E ora, dove andrà la Capitale (il capitale) della cultura?

di - 18 Aprile 2013
La crisi era nell’aria da giorni: Umberto Croppi, ex Assessore alla Cultura del Comune di Roma, ritira formalmente la sua candidatura al Campidoglio. Insieme al neo-presidente Zingaretti, Croppi aveva puntato larga parte della sua campagna elettorale proprio sui temi della cultura, e principalmente del contemporaneo. E non tanto nell’ambito del turismo o dei Beni “Immobili”, quanto alla cultura come “lavoro”, come possibilità di un segmento di sviluppo della città che passasse prima di tutto anche attraverso le professionalità che a Roma vivono e operano. «È una faccenda delicata, Croppi era legatissimo all’ambito del contemporaneo e ha fatto nascere l’impossibile: i teatri di cintura, il MACRO che era all’epoca una Sovrintendenza e che è stato fatto diventare un museo, in vista di quella famosa Fondazione che ancora non è arrivata. É auspicabile che si capisca il potere immateriale dell’arte a Roma, il fatto che bisogna prima di tutto conoscerla per poterla gestire» ci ha dichiarato Francesco Cascino, direttore della società Arteprima, vicino all’ex Assessore.
Croppi avrebbe mollato il colpo per la «mancanza di un confronto ad armi pari, dove è avvenuto un sistematico oscuramento della mia presenza, frutto di una evidente operazione volta a far emergere una sola candidatura indipendente, a cui destinare ogni spazio di comunicazione». Il riferimento esplicito è  al competitor Alfio Marchini, rampollo di una famiglia ben conosciuta a Roma e vicina al mondo dell’arte: il padre, Alvaro, collezionista ed ex presidente della squadra di calcio Roma, la sorella, Simona nell’85 ha riaperto la galleria La Nuova Pesa, inaugurata molti anni prima dal padre. Marchini avrebbe speso parecchio denaro per una campagna elettorale schiacciante in fatto di comunicazione e di spazi “concessi”.
Ancora Umberto Croppi: «Valuteremo nelle prossime ore l’opportunità di collaborare in forme dirette con una delle forze in campo in questa tornata elettorale, ma ogni possibile dialogo dovrà avere come presupposto una profonda revisione dei metodi e dei contenuti della politica, che resetti ogni traccia di affarismo e compromesso di interessi, riportando la politica al suo originario significato di impegno civile a favore della collettività», riporta il Corriere della Sera. La strizzata d’occhio sembra essere dunque non a Marchini quanto a Ignazio Marino e al Pd, nonostante la difficilissima situazione di queste ultime ore. In questo caso, forse, se si dovesse trovare una comunione di intenti e se il nuovo sindaco della capitale dovesse essere proprio Marino, forse per Croppi si potrebbe profilare di nuovo un incarico da Assessore alla Cultura, interrotto dalla Giunta Alemanno, il quarto attore di questa storia che sembra destinato ad uscire di scena, quando Croppi passò con Fini, salutandolo con un peloso benservito: «Il migliore assessore alla cultura che Roma abbia mai avuto».
Quello che ora ci si chiede è, non solo quali saranno le sorti “comunali” di Roma, ma anche dove si butterà il bacino elettorale legato alla cultura che da aveva sostenuto Croppi, prima come Assessore e poi come candidato indipendente. Aggiornamenti in corso.

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  • Croppi è persona di cultura e valida ma se si mette vicino un come Cascino vuol dire che non c'ha capito niente ancora di "cultura" contemporanea. Quello che Cascino tocca Cascino distrugge. "Chi lo conosce lo evita". Umberto Croppi dovrebbe essere messo all'assessorato alla cultura di Roma / a capo del Maxxi / a capo della Quadriennale / a gestire il Macro; tutto va bene!.. perché sa cos'è il "contemporaneo" non come la Melandri, gli Emanuele, il fallimentare Jas Gawronski e tutti gli altri. Croppi resisti! Cascino a raccogliere le olive in Lucania, la Cultura è una cosa seria. Grazie e buon lavoro.

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