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Un diario molto politico per una residenza molto privata. A Piacenza inaugura “Sottoscrivo”, con Tiziana Cera Rosco, Giovanni Gaggia e Pier Paolo Pasolini

di - 22 Novembre 2015
A Piacenza, a pochi passi dalla centralissima Piazza Cavalli, si trova il Palazzo nobiliare Donati, studio e residenza artistica di Tiziana Cera Rosco che, fino a lunedì 23 novembre, ospita Giovanni Gaggia.
L’artista inaugura il ciclo di residenze “Sottoscrivo” che ha l’intento di realizzare un’opera comune dopo aver documentato il processo di nascita e di sviluppo. Così Tiziana Cera Rosco, che ha inaugurato la sua nuova sede e la propria collezione privata Io è un altro il mese scorso, attraverso una stretta collaborazione con Casa Sponge Arte contemporanea situata nelle Marche, apre la porta della propria abitazione ad artisti e al pubblico ed avvia una serie di incontri come scambio di idee, creazioni di opportunità in una sinergia in grado di promuovere un’arte contemporanea lontana da circuiti convenzionali.
Gaggia a Piacenza porta con sé l’eredità del progetto Io So, ideato assieme a Rocco Dubbini e dedicato alla figura di Pier Paolo Pasolini, attento osservatore dei cambiamenti della società italiana del secondo dopoguerra fino alla metà degli anni settanta. Proprio quest’anno ricorre il quarantesimo dalla sua tragica morte.
Il palazzo antico di Cera Rosca accoglie l’ospite con un’atmosfera cupa, arricchita da opere d’arte, luci soffuse e un silenzio quasi assordante. Un ambiente adatto a creare quell’attesa necessaria per essere coinvolti da una performance artistica fatta di semplici gesti e di parole che scuotono l’animo e denunciano fatti accaduti.
Partendo da una lettura di un articolo di Pier Paolo Pasolini pubblicato il 14 novembre 1975 su Il Corriere della Sera, con il quale molti studiosi pensano che il famoso regista e scrittore avesse iniziato a decretare la sua condanna a morte, Gaggia svela e rivela il senso dell’evento.
Più volte nell’articolo Pasolini ripete le parole Io so per sottolineare come fosse a conoscenza dei nomi dei responsabili delle stragi di Milano del 1969, o di piazza della Loggia a Brescia.
Ed è da queste parole che viene nasce l’idea del progetto di Gaggia e Dubbini.
Il compito dell’artista intellettuale è sempre stato quello di rivelare verità tenute nascoste dal potere politico, ma non ha né prove, né indizi. Può solo avviare un processo di denuncia e può sensibilizzare gli animi delle persone affinchè il male e il sistema che lo ha prodotto non vengano dimenticati.
Tiziana Cera Rosco riporta le parole lette e dette da Giovanni Gaggia su supporti cartacei con l’intento di produrre, in una sinergia di idee e di intenti, un “lavoro” finale che rimarrà nella residenza Donati e sarà visibile da lunedì 23 novembre.
Un evento in fieri che viene documentato passo dopo passo non solo attraverso la macchina fotografica, ma anche attraverso un doppio diario, uno di Tiziana Cera Rosco e uno di Giovanni Gaggia. (Silvia Bonomini)

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