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Un francese, un italiano, un ucraino e un inglese: tutti insieme al MADRE, per un ultimo scorcio del decennale del museo

di - 14 Settembre 2015
Lasciata alle spalle quella tipica alternanza tra il caldo torrido e i rovesci temporaleschi che si può sopportare solo con la pazienza del turista, ormai infranta l’altrettanto caratteristica atmosfera di eterea sospensione estiva, le strade di Napoli tornano a congestionarsi, il parcheggio libero ricompare nella sua vera forma di miraggio, le attività riprendono con un pizzico di malinconia. Il MADRE, invece, vuole ripartire con il giusto ritmo, per festeggiare degnamente il decennale della sua apertura con un colpo di coda che promette di riempire l’ultimo scorcio del 2015 tra le opere e le idee di Daniel Buren (foto sopra), Mark Leckey (in home page), Marco Bagnoli e Boris Mikhailov.
Si inizia con Axer/Désaxer – visitabile dal 9 ottobre al 4 luglio 2016 a cura di Andrea Viliani ed Eugenio Viola – la seconda e ultima parte, dopo Comme un jeu d’enfant, dell’intervento in situ progettato da Daniel Buren (Boulogne-Billancourt, Parigi, 1938) per gli ambienti al piano terra, prospicienti all’entrata in via Settembrini, e fortemente voluto dal MADRE per raccontare la presenza, l’attività e il dialogo tra il museo e il suo pubblico. Anche in questo caso, si tratterà di un intervento ambientale, concepito per esplicitare il rapporto dinamico tra opera d’arte, museo e fruitore, alla maniera giocosamente articolata, tra minimalismo e architettura, dell’artista francese.
Sempre il 9 ottobre, apriranno Desiderata (in media res) – fino al 18 gennaio – la prima mostra personale in un’istituzione pubblica italiana, dedicata all’artista britannico Mark Leckey, a cura di Elena Filipovic e Andrea Viliani, e La Voce. Nel giallo faremo una scala o due al bianco invisibile – fino al 29 febbraio – intervento di Marco Bagnoli, nell’ambito di L’albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte, a cura di Achille Bonito Oliva e con il patrocinio di EXPO Milano 2015.
Mark Leckey (Birkenhead, 1964) presenterà una serie di nuove opere, oltre a un’ampia selezione di quelle storiche, come il video Fiorucci Made Me Hardcore, che testimoniano la permeabilità della sua ricerca, aperta alla sperimentazione strumentale, dalla scultura alla performance passando per l’installazione. La sua indagine si concentra sulle sfaccettature della società nel tempo e nei luoghi del quotidiano, intesi come intreccio indissolubile tra simboli e feticci, cultura alta e popolare, fantasie e desideri, identità e memorie. Inoltre, nell’ambito del progetto MADREscenza Seasonal School, gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli potranno incontrare l’artista e i curatori durante le fasi di allestimento, per approfondire lo studio sul campo.
Marco Bagnoli (Empoli, 1949) proporrà una nuova versione di La Voce, che fu originariamente realizzata nel 1974, nella forma di una scala a pioli incastrata nel muro del suo studio-abitazione milanese. In questa occasione, l’opera cambierà aspetto e si svilupperà fino a travalicare il tetto, per espandersi nell’ambiente esterno, seguendo la vocazione dell’artista a sintetizzare ambiti estetici e scientifici, per disporre ambienti di sospensione.
Il 13 novembre, invece, aprirà io non sono io, di Boris Mikhailov (Kharkov, 1938), a cura di Andrea Viliani ed Eugenio Viola, in collaborazione con Incontri Internazionali d’Arte, Polo museale della Campania e Villa Pignatelli. La mostra al MADRE integra la retrospettiva che, nell’autunno del 2015, sarà dedicata all’artista ucraino dal Centro Italiano per la Fotografia di Torino. Mikhailov iniziò la sua ricerca artistica, incentrata sulla fotografia di carattere sociale, come nel caso della “Serie Rossa”, sul finire degli anni ’60, nell’Ucraina sovietica, indagando i cambiamenti culturali ed economici del suo Paese, riflessi dei rivolgimenti di un’intera epoca. La mostra approfondirà il tema del ritratto e dell’autoritratto, esplorando i temi della disintegrazione dell’identità e dell’oppressione, della povertà e della solitudine. (Mario Francesco Simeone)
photo souvenir: Daniel Buren, schizzo grafico, studio per Axer/Désaxer. Lavoro in situ, 2015, Madre, Napoli – #2. Courtesy l’artista, GALLERIA CONTINUA, San Gimignano, Beijing, Les Moulins, La Habana e Studio Trisorio, Napoli ©DB-ADAGP Paris

Mark Leckey, Felix Gets Broadcasted, 2007, still da video. Courtesy l’artista, Cabinet, London, Gavin Brown’s enterprise, New York, Galerie Buchholz, Berlin/Köln

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